Ci sono famiglie in cui, sera dopo sera, nel piatto finiscono sempre le stesse crocchette di patate. Dorate, croccanti, magari di una certa marca e di una certa forma. Tutto il resto viene allontanato, con calma o con il pianto. È una situazione molto comune tra i bambini nello spettro autistico, e ne abbiamo già parlato in generale in Alimentazione selettiva e autismo, perché alcuni bambini mangiano pochi cibi.
Qui seguiamo un esempio concreto, dall'inizio alla fine. Invece di combattere contro la crocchetta, la usiamo come punto di partenza. È il cibo che il bambino conosce e di cui si fida, e proprio per questo può diventare il ponte verso cibi nuovi.
Partire da un cibo amato
In letteratura questo modo di procedere si chiama food chaining, cioè costruire una catena di cibi. Un gruppo di specialisti americani lo ha descritto nel 2006 sulla rivista Nutrition in Clinical Practice come un percorso individuale, da svolgere a casa e senza minacce, che allarga il repertorio dei cibi puntando sulle somiglianze tra quello che il bambino già mangia e quello che vorremmo proporre. Ogni anello della catena somiglia molto al precedente e cambia solo un poco.
Va detto con onestà che quello studio era una revisione di casi seguiti da un servizio specialistico, non una sperimentazione con un gruppo di confronto. È un'idea ragionevole e molto usata, ma le prove scientifiche sono ancora limitate. Sappiamo invece con più sicurezza che i bambini autistici hanno spesso una sensibilità sensoriale particolare, e che consistenza, odore, colore e temperatura del cibo contano molto. Una revisione pubblicata nel 2010 sul Journal of the American Dietetic Association ha raccolto venticinque anni di studi su questo legame. Per questo i passi che proponiamo cambiano una caratteristica alla volta.
Il primo passo, la zucchina quasi invisibile
Il primo anello è passare dalla crocchetta comprata a quella fatta in casa, con le stesse patate e la stessa forma. Quando questa viene accettata, si può aggiungere all'impasto un cucchiaino di zucchina grattugiata finissima, ben strizzata, magari solo la parte bianca senza buccia. In bocca e alla vista cambia pochissimo.
Se la crocchetta continua a piacere, la quantità di zucchina può crescere piano piano, nell'arco di giorni o settimane. Si va avanti quando il bambino mangia tranquillo, e si torna indietro di un passo se la crocchetta comincia a restare nel piatto.
A questo punto serve una precisazione importante. Mettere la verdura dentro i cibi graditi funziona per aumentare i nutrienti. Uno studio della Penn State University pubblicato nel 2011 sull'American Journal of Clinical Nutrition ha servito a quaranta bambini piatti con quantità crescenti di verdure frullate dentro. I bambini hanno mangiato molta più verdura nella giornata e hanno gradito i piatti modificati quanto quelli normali.
Però lo stesso studio misurava quanta verdura veniva mangiata, non se i bambini avessero imparato ad accettarla. Una zucchina che resta sempre nascosta non diventa mai un cibo conosciuto. Per questo, nel nostro esempio, nasconderla è solo l'inizio.
Non ingannare, ma svelare
C'è anche una questione di fiducia. Se un bambino molto attento ai dettagli scopre da solo un ingrediente che non sapeva, può rifiutare non solo quella crocchetta ma tutte le crocchette, compresa quella che mangiava da sempre. È un rischio che conviene evitare.
Per questo suggeriamo di non mentire mai. Non serve annunciare ogni ingrediente con solennità, ma se il bambino chiede, si risponde con calma e con la verità. Ancora meglio, la zucchina può diventare presto una presenza dichiarata, lavata, toccata e grattugiata insieme. Così il bambino scopre che quel cibo familiare conteneva già qualcosa di nuovo, e che andava bene.
Una caratteristica alla volta

Quando la crocchetta con un po' di zucchina è diventata normale, si comincia a lavorare sulle sue caratteristiche, una alla volta. Cambiare due cose insieme rende più difficile capire cosa il bambino accetta e cosa no. Dietro un rifiuto c'è spesso una sensazione forte, non un capriccio, come raccontiamo in Sensorialità e autismo.
Il colore. Si lascia un po' di buccia nella zucchina grattugiata, così compaiono piccoli puntini verdi. Poi i puntini aumentano e la crocchetta diventa leggermente verde. Per alcuni bambini è il cambiamento più impegnativo, perché il colore si vede prima ancora di assaggiare.
La forma. Lo stesso impasto può diventare un bastoncino, una polpettina, un dischetto, una crocchetta più piccola o più grande. Stampini o mani del bambino che modellano l'impasto rendono il cambiamento un gioco.
La consistenza. All'inizio si mantiene la crosticina croccante fuori e la morbidezza dentro. Poi la crosta diventa più sottile, per esempio con la cottura in forno, e l'interno più morbido. Più avanti si può arrivare a un tortino di patate e zucchine, o a un purè con pezzetti di zucchina.
La temperatura. Molti bambini accettano un cibo solo a una certa temperatura. La crocchetta appena fatta, ben calda, può diventare tiepida, oppure la stessa ricetta può essere proposta a temperatura ambiente, ad esempio in un pranzo fuori casa.
Il sapore. Per ultimo si può giocare con il gusto, un pizzico di formaggio grattugiato, un'erba aromatica, un po' di carota insieme alla zucchina.
Assaggi ripetuti, senza pressione
Un cibo nuovo raramente piace al primo incontro. Una revisione di Lucy Cooke del 2007 sul Journal of Human Nutrition and Dietetics riassume bene la ricerca, dicendo che i bambini amano ciò che conoscono e mangiano ciò che amano. La familiarità si costruisce con occasioni ripetute di vedere, annusare e assaggiare.
In uno studio condotto in tre scuole di Londra e pubblicato nel 2003 sullo European Journal of Clinical Nutrition, Jane Wardle e colleghi hanno offerto ogni giorno un assaggio di peperone rosso per otto sessioni, lasciando i bambini liberi di mangiarne quanto volevano. Il gradimento e la quantità mangiata sono aumentati rispetto al gruppo che non aveva ricevuto nulla. Il gruppo a cui veniva promesso un adesivo in cambio dell'assaggio ha avuto risultati intermedi, non migliori. Gli studi riguardavano bambini senza diagnosi di autismo, quindi vanno letti con prudenza, ma il messaggio è utile per tutti. Conta la ripetizione tranquilla, non la contrattazione.
La crocchetta più verde può stare nel piatto anche se non viene mangiata. Averla vicino è già un passo.
Giocare con il cibo e cucinare insieme

Toccare il cibo fuori dal momento del pasto, quando nessuno chiede di mangiarlo, abbassa la tensione. In uno studio inglese del 2017 pubblicato sulla rivista Appetite, i bambini che avevano fatto un gioco sensoriale con frutta e verdura vere ne hanno poi assaggiate di più rispetto a chi aveva giocato con materiali non alimentari o aveva solo guardato. Anche qui i bambini non avevano una diagnosi di autismo.
Con le crocchette le occasioni sono tante. Lavare la zucchina, sentire quanto è liscia, grattugiarla insieme, strizzarla e vedere uscire l'acqua, impastare con le mani, dare la forma. Uno studio spagnolo del 2016, sempre su Appetite, ha visto che i bambini che avevano cucinato piatti con verdure, tra cui un panino con frittata di zucchine, erano più disponibili ad assaggiare cibi nuovi rispetto a chi aveva partecipato a un laboratorio creativo.
Anche la spesa può diventare un momento per conoscere la zucchina, sceglierla e metterla nel cestino, come raccontiamo in Al supermercato insieme, la spesa come occasione per imparare.
A tavola tutti insieme
I pasti in famiglia sono un esempio silenzioso. Il bambino vede gli adulti e i fratelli mangiare le stesse crocchette di patate e zucchine, magari anche la zucchina semplice, senza che nessuno commenti cosa c'è nel suo piatto. Un'atmosfera serena, orari regolari e poche distrazioni aiutano più di qualsiasi insistenza. Se un giorno la crocchetta nuova non viene toccata, si torna a quella di ieri senza drammi. La catena non si spezza.
Quando parlarne con il pediatra
Le idee di questo articolo sono suggerimenti educativi, non sostituiscono il parere medico. Le linee guida inglesi del NICE sull'autismo ricordano che i problemi di alimentazione, comprese le diete molto ristrette, possono portare a carenze nutrizionali con conseguenze serie, e chiedono di valutare crescita e nutrizione e di indirizzare a uno specialista quando serve.
Parlatene con il pediatra se il bambino perde peso o non cresce come previsto, se l'elenco dei cibi accettati è molto corto o si accorcia ancora, se compaiono conati, vomito o paura di soffocare, se i pasti sono diventati molto lunghi o fonte di forte ansia. Esiste anche un disturbo specifico, chiamato ARFID, in cui la restrizione del cibo arriva a pesare sulla salute e sulla vita quotidiana, e il servizio sanitario scozzese cita l'autismo tra le condizioni che più spesso lo accompagnano. Solo un medico può valutarlo. Non è compito nostro, né dei genitori, fare diagnosi.
In pratica
- Partite dal cibo che il bambino ama, per esempio la crocchetta di patate, e rifatela uguale in casa.
- Aggiungete un cucchiaino di zucchina grattugiata finissima e aumentatela piano piano.
- Non mentite mai sugli ingredienti e, appena possibile, mostrate la zucchina e preparatela insieme.
- Cambiate una sola caratteristica alla volta, colore, forma, consistenza, temperatura e infine sapore.
- Proponete il cibo nuovo molte volte, accanto a quello sicuro, senza chiedere di mangiarlo.
- Giocate con le verdure e cucinate insieme fuori dal momento del pasto.
- Parlate con il pediatra se ci sono dubbi su peso, crescita, conati o un elenco di cibi molto ridotto.
Vieni a trovarci
La strada dalla crocchetta di patate a un piatto di verdure può essere lunga, e ogni piccolo anello della catena merita di essere riconosciuto. Se volete costruire insieme a noi un percorso adatto a vostro figlio e alle abitudini della vostra famiglia, il primo colloquio è gratuito e si svolge in sede, presso il nostro centro educativo a Bari. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Fishbein M., Cox S., Swenny C., Mogren C., Walbert L., Fraker C. (2006). Food chaining, a systematic approach for the treatment of children with feeding aversion. Nutrition in Clinical Practice, 21(2), 182-184. https://doi.org/10.1177/0115426506021002182
- Cermak S. A., Curtin C., Bandini L. G. (2010). Food selectivity and sensory sensitivity in children with autism spectrum disorders. Journal of the American Dietetic Association, 110(2), 238-246. https://doi.org/10.1016/j.jada.2009.10.032
- Spill M. K., Birch L. L., Roe L. S., Rolls B. J. (2011). Hiding vegetables to reduce energy density, an effective strategy to increase children's vegetable intake and reduce energy intake. American Journal of Clinical Nutrition, 94(3), 735-741. https://doi.org/10.3945/ajcn.111.015206
- Wardle J., Herrera M. L., Cooke L., Gibson E. L. (2003). Modifying children's food preferences, the effects of exposure and reward on acceptance of an unfamiliar vegetable. European Journal of Clinical Nutrition, 57(2), 341-348. https://doi.org/10.1038/sj.ejcn.1601541
- Cooke L. (2007). The importance of exposure for healthy eating in childhood, a review. Journal of Human Nutrition and Dietetics, 20(4), 294-301. https://doi.org/10.1111/j.1365-277X.2007.00804.x
- Coulthard H., Sealy A. (2017). Play with your food! Sensory play is associated with tasting of fruits and vegetables in preschool children. Appetite, 113, 84-90. https://doi.org/10.1016/j.appet.2017.02.003
- Allirot X., da Quinta N., Chokupermal K., Urdaneta E. (2016). Involving children in cooking activities, a potential strategy for directing food choices toward novel foods containing vegetables. Appetite, 103, 275-285. https://doi.org/10.1016/j.appet.2016.04.031
- NICE (2013, aggiornata 2021). Autism spectrum disorder in under 19s, support and management (CG170), raccomandazioni 1.7.9-1.7.10. https://www.nice.org.uk/guidance/cg170/chapter/Recommendations
- NHS inform (Scozia). Avoidant restrictive food intake disorder (ARFID). https://www.nhsinform.scot/illnesses-and-conditions/mental-health/eating-disorders/avoidant-restrictive-food-intake-disorder-arfid
Foto: copertina fotorealistica e illustrazioni generate con IA per Pugliautismo, 30/10/2026 (licenza: Immagine generata con IA, uso libero)



