Suoni, luci, tessuti: capire la sensorialità nell'autismo

Le mani di un bambino e di un adulto esplorano la farina sparsa su un tavolo di legno.

Alcuni bambini si tappano le orecchie quando parte l'aspirapolvere. Altri sembrano non accorgersi di essere stati chiamati, oppure cercano di continuo di dondolarsi, toccare superfici o annusare oggetti. Tanti genitori conoscono bene queste scene, ma non sempre sanno come leggerle.

Molte persone autistiche descrivono un modo diverso di percepire suoni, luci, odori, sapori e contatto. Non si tratta di "capricci": spesso è il modo in cui il corpo e il cervello elaborano ciò che arriva dall'ambiente.

Cosa dice la ricerca

Due meta-analisi, cioè studi che riuniscono i risultati di molte ricerche, sono un buon punto di partenza.

La prima, di Ben-Sasson e colleghi (2009), ha riunito 14 studi che confrontavano persone autistiche e persone con sviluppo tipico. Le differenze sensoriali erano chiare. Riguardavano tre aspetti: la iporeattività, cioè una risposta ridotta o rallentata agli stimoli; la iperreattività, cioè una risposta molto intensa; e la ricerca sensoriale, cioè il bisogno di cercare attivamente certe sensazioni. In quella analisi la differenza più ampia riguardava l'iporeattività. I risultati, però, variavano molto da studio a studio.

Dieci anni dopo, lo stesso gruppo ha aggiornato il lavoro (Ben-Sasson e colleghi, 2019). Ha incluso 55 studi basati su questionari, per un totale di 4.606 persone. Le differenze rispetto ai gruppi di confronto erano ampie per tutti e tre gli aspetti, e l'iperreattività risultava un tratto particolarmente centrale. Anche qui gli autori sottolineano una forte variabilità tra gli studi. Ammettono inoltre che i fattori che spiegano queste differenze non sono ancora del tutto chiari.

Cosa non dice la ricerca

È utile essere chiari anche sui limiti. Queste meta-analisi descrivono differenze medie tra gruppi. Non dicono come percepisce il mondo il vostro bambino in particolare. Si basano soprattutto su questionari compilati da genitori o adulti, che sono strumenti preziosi ma raccontano il punto di vista di chi osserva. Infine, non indicano quale intervento sia più efficace sulle difficoltà sensoriali: è un'altra domanda, ancora aperta.

Ogni bambino ha un profilo proprio. Lo stesso bambino può essere molto sensibile ai rumori e, allo stesso tempo, cercare il movimento intenso. Inoltre la sua reazione può cambiare da un giorno all'altro, a seconda della stanchezza, della fame o del contesto.

Osservare con curiosità: alcune domande utili

Più che dare etichette a ciò che il bambino fa, aiuta osservarlo. Potete chiedervi:

  • Quando succede? In quali luoghi, a che ora, con quali persone?
  • Che cosa c'era intorno? Rumori, luci forti, odori, tanta gente, vestiti nuovi?
  • Che cosa sembra cercare o evitare? Si allontana, si copre le orecchie, cerca di toccare, si muove di più?
  • Che cosa lo aiuta a ritrovare la calma? Un angolo tranquillo, un oggetto preferito, il movimento, la vostra vicinanza?

Annotare qualche osservazione per una o due settimane può aiutarvi a riconoscere delle regolarità. Sono informazioni utili anche da condividere con chi segue vostro figlio.

Piccoli adattamenti nella vita di tutti i giorni

Non esistono soluzioni uguali per tutti, ma alcune attenzioni semplici possono fare la differenza:

  • Preparare in anticipo: raccontare o mostrare con immagini cosa succederà, per esempio al supermercato o a una festa.
  • Ridurre gli stimoli quando servono pause: abbassare il volume, scegliere luci più morbide, evitare le ore più affollate.
  • Offrire alternative: cuffie per ridurre il rumore, vestiti senza etichette, un oggetto da stringere in mano.
  • Rispettare i segnali: se il bambino si allontana o si copre le orecchie, sta comunicando qualcosa. Accoglierlo è più utile che insistere.
  • Dare spazio al movimento: saltare, correre, dondolarsi possono aiutare molti bambini a regolarsi.

Le sensazioni piacevoli, poi, possono diventare un ponte per stare insieme. Un gioco con l'acqua, una canzone ritmata o una coperta pesante sulle gambe possono trasformarsi in momenti di relazione.

Quando parlarne con uno specialista

Se le reazioni sensoriali limitano molto la vita quotidiana, per esempio nel cibo, nel sonno o nella possibilità di uscire di casa, è importante parlarne con il neuropsichiatra infantile o con il pediatra. Sono loro a poter valutare la situazione e indicare eventuali approfondimenti.

Il nostro approccio

Al Centro Educativo Pugliautismo di Bari partiamo dall'osservazione del bambino nei momenti di gioco e nelle routine. Teniamo conto delle sue preferenze sensoriali per costruire attività in cui possa sentirsi a suo agio e partecipare. Non facciamo diagnosi e non sostituiamo il lavoro sanitario: collaboriamo con la famiglia per rendere gli ambienti più comprensibili e accoglienti.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi sulle esigenze sensoriali di vostro figlio, potete contattarci per un primo colloquio, che è gratuito e si svolge nella nostra sede di Bari. Trovate le informazioni sul centro educativo di Bari e sul nostro modo di lavorare.

Fonti

  • Ben-Sasson A., Hen L., Fluss R., Cermak S. A., Engel-Yeger B., Gal E. (2009). A meta-analysis of sensory modulation symptoms in individuals with autism spectrum disorders. Journal of Autism and Developmental Disorders, 39(1), 1–11. https://doi.org/10.1007/s10803-008-0593-3
  • Ben-Sasson A., Gal E., Fluss R., Katz-Zetler N., Cermak S. A. (2019). Update of a Meta-analysis of Sensory Symptoms in ASD: A New Decade of Research. Journal of Autism and Developmental Disorders, 49(12), 4974–4996. https://doi.org/10.1007/s10803-019-04180-0

Foto: Jonathan Borba (https://unsplash.com/@jonathanborba) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

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