Alimentazione selettiva e autismo, perché alcuni bambini mangiano pochi cibi

Una ciotola di fagiolini verdi su una tovaglietta di paglia, accanto a forchetta e coltello

Pasta in bianco, sempre la stessa marca di biscotti, niente verdure, niente cibi "misti". Molti genitori di bambini autistici conoscono bene queste situazioni. A tavola possono nascere tensioni, preoccupazioni per la crescita e la sensazione di aver provato di tutto. Non siete i soli: la ricerca conferma che le difficoltà con il cibo sono molto frequenti nell'autismo.

Cosa dice la ricerca

Nel 2013 un gruppo di ricercatori (Sharp e colleghi, 2013) ha pubblicato sul Journal of Autism and Developmental Disorders una meta-analisi sulle difficoltà alimentari e sull'apporto di nutrienti nei bambini autistici.

Gli autori hanno raccolto 17 studi che confrontavano bambini autistici con un gruppo di coetanei. I risultati principali:

  • i bambini autistici avevano difficoltà alimentari significativamente più frequenti rispetto ai coetanei: secondo le stime della meta-analisi, la probabilità era circa cinque volte più alta;
  • l'apporto di calcio e di proteine risultava in media più basso.

Gli autori concludono che restano domande importanti: quali siano le cause di queste difficoltà, quale sia il loro impatto nel lungo periodo e come affrontarle al meglio.

Perché succede

La meta-analisi non spiega le cause. A nostro giudizio, però, nella vita di tutti i giorni entrano spesso in gioco alcuni aspetti già noti dell'autismo:

  • la sensibilità sensoriale: consistenze, odori, temperature e colori possono essere vissuti in modo molto intenso;
  • il bisogno di prevedibilità: un cibo conosciuto è rassicurante, uno nuovo è un'incognita;
  • la difficoltà a cambiare abitudini, anche a tavola;
  • l'ansia che può accompagnare i momenti nuovi o rumorosi, come un pranzo in compagnia.

Capire cosa c'è dietro un rifiuto aiuta a non leggerlo come un capriccio.

Qualche idea per casa

Le indicazioni che seguono sono suggerimenti educativi generali, non derivano dalla meta-analisi.

  • Niente forzature. Insistere o costringere di solito aumenta la tensione. Un pasto sereno è già un risultato.
  • Un cibo nuovo accanto a uno sicuro. Mettete nel piatto, vicino ai cibi preferiti, una piccola quantità di un alimento nuovo, senza chiedere di assaggiarlo.
  • Piccoli passi. Prima guardare, poi toccare, annusare, portare alla bocca: ogni passo conta.
  • Cucinare insieme. Lavare la frutta, mescolare, impastare: toccare il cibo fuori dal pasto rende gli alimenti più familiari.
  • Variazioni minime. Partire da un cibo accettato e cambiarlo di poco: un'altra forma di pasta, un condimento appena diverso.
  • Routine dei pasti. Orari regolari, lo stesso posto a tavola e un ambiente tranquillo possono aiutare.
  • Mangiare insieme. Vedere gli adulti che mangiano con piacere cibi diversi è un esempio silenzioso ma prezioso.
  • Pazienza. Spesso un cibo nuovo va proposto molte volte prima di essere accettato.

Quando chiedere un parere

L'alimentazione selettiva può avere effetti sulla salute, per esempio sull'apporto di alcuni nutrienti. Per questo è importante non affrontarla da soli.

Parlatene con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile, soprattutto se:

  • il numero di cibi accettati è molto ridotto o si riduce nel tempo;
  • avete dubbi sulla crescita o sul peso;
  • i pasti sono diventati un momento di forte tensione per tutta la famiglia;
  • state pensando di eliminare o aggiungere alimenti o integratori.

Il pediatra potrà valutare la situazione e, se serve, indicarvi altri specialisti.

A scuola e fuori casa

La mensa scolastica, le feste e i pranzi dai parenti possono essere momenti difficili. Può essere utile:

  • parlare con gli insegnanti e con il personale della mensa delle abitudini del bambino;
  • preparare in anticipo il bambino a cosa troverà;
  • portare, quando possibile, un cibo sicuro.

A nostro giudizio, l'obiettivo non è far mangiare tutto subito, ma costruire poco a poco un rapporto più sereno con il cibo.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi su come rendere i momenti della giornata, pasti compresi, più sereni per vostro figlio, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

  • Sharp W. G., Berry R. C., McCracken C., Nuhu N. N., Marvel E., Saulnier C. A., Klin A., Jones W., Jaquess D. L. (2013). Feeding Problems and Nutrient Intake in Children with Autism Spectrum Disorders: A Meta-analysis and Comprehensive Review of the Literature. Journal of Autism and Developmental Disorders, 43(9), 2159–2173. https://doi.org/10.1007/s10803-013-1771-5

Foto: Barney Goodman (https://unsplash.com/@bgoodpic) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

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