Compiti sul tavolo della cucina. Il bambino si ferma e protesta: «Questa A è sbagliata». La lettera è scritta benissimo. Il problema è un altro: la penna è blu, mentre la A è rossa. Lo è sempre stata.
Non è un capriccio. Potrebbe essere sinestesia: un modo di percepire in cui uno stimolo ne accende automaticamente un altro. Le lettere hanno un colore, un suono si «vede», i giorni della settimana hanno una tinta. E tra le persone autistiche questa esperienza sembra molto più comune.
Che cos'è la sinestesia
Le associazioni sinestetiche sono involontarie e stabili nel tempo: se oggi la A è rosso carminio, lo sarà anche tra un anno. Per questo i ricercatori usano i test di coerenza: si abbina un colore a ogni lettera e, a distanza di tempo e senza preavviso, si ripete la prova. Chi ha una sinestesia ripete quasi sempre gli stessi colori.
Più comune di quanto si pensasse
Per molto tempo la sinestesia è stata considerata una rarità, circa un caso ogni 2.000 persone (0,05%). Nel 2006 uno studio pubblicato su Perception l'ha cercata senza aspettare che fossero le persone a farsi avanti, e con test di verifica. Risultato: una prevalenza 88 volte più alta di quanto si credeva, cioè intorno al 4% (nostra elaborazione: 0,05% × 88 = 4,4%). La forma più diffusa non erano le lettere colorate, ma i giorni della settimana colorati. Le lettere con un colore riguardavano circa una persona su cento.
Quanto è frequente nell'autismo
Nel 2013 la rivista Molecular Autism ha pubblicato il primo studio di prevalenza della sinestesia nell'autismo: 164 adulti autistici e 97 adulti senza autismo hanno compilato un questionario dettagliato.

Grafico 1. Persone che riportano una qualsiasi forma di sinestesia: popolazione generale (circa 4,4%, nostra elaborazione su Simner e altri, 2006), adulti senza autismo (7,2%) e adulti autistici (18,9%). Fonte: Baron-Cohen e altri, Molecular Autism (2013).
La sinestesia è stata riportata dal 18,9% degli adulti autistici (31 su 164), contro il 7,2% del gruppo di confronto (7 su 97): quasi tre volte tanto. Gli intervalli di confidenza dei due gruppi non si sovrappongono. Secondo gli autori il dato potrebbe essere perfino sottostimato: alcune persone autistiche, incerte che la loro esperienza «contasse», avevano risposto di non avere sinestesia.
Tre studi a confronto
Un questionario però non basta. Altri due gruppi di ricerca hanno usato i test di coerenza sulla forma più studiata, quella in cui lettere e numeri hanno un colore (sinestesia grafema-colore).
| Studio | Persone | Come è stata verificata | Risultato principale |
|---|---|---|---|
| Baron-Cohen e altri, 2013 | 164 adulti autistici, 97 senza autismo | Questionario (il test di coerenza è risultato troppo faticoso per molti partecipanti) | Qualsiasi sinestesia: 18,9% contro 7,2% |
| Neufeld e altri, 2013 | 29 adulti autistici | Questionario e test di coerenza | Lettere colorate: 17,2% (5 su 29), contro circa 1-2% atteso nella popolazione generale |
| Hughes e altri, 2017 | 103 persone: 40 autistiche con talenti eccezionali, 34 autistiche senza, 29 senza autismo | Test di coerenza validato | Lettere colorate: 10,0% con talenti eccezionali; 2,9% senza; 3,5% nel gruppo senza autismo |

Grafico 2. Sinestesia grafema-colore confermata con test di coerenza nei diversi gruppi, in percentuale. Nostra elaborazione su Neufeld e altri (2013) e Hughes e altri (2017); riferimento per la popolazione generale: Simner e altri (2006), come riportato da Hughes e altri (2017).
Il quadro si fa più sfumato. Lo studio del 2017 trova una sinestesia nettamente più frequente solo nelle persone autistiche che hanno anche talenti eccezionali (ad esempio memoria, calcolo, musica o disegno fuori dal comune). Nel gruppo autistico senza questi talenti la quota è simile a quella delle persone senza autismo. L'ipotesi degli autori: la sinestesia potrebbe essere uno dei «mattoni» dei talenti straordinari, un modo in più per ricordare e organizzare le informazioni.
Perché autismo e sinestesia si incontrano?
La spiegazione più discussa riguarda la connettività del cervello. In entrambe le condizioni gli studi descrivono connessioni diverse dal solito tra aree vicine, e una percezione molto ricca di dettagli. È un'ipotesi, non una certezza: i campioni sono piccoli e quasi solo di adulti che parlano fluentemente. Si collega però a un tema che conosciamo bene: la sensorialità nell'autismo, cioè il modo particolare in cui molte persone autistiche sentono suoni, luci e consistenze.
Una curiosità: i colori delle calamite
Da dove vengono i colori delle lettere? Nel 2015 uno studio su PLoS One ha analizzato le associazioni di 6.588 persone sinestete di lingua inglese. Almeno il 6% (400 persone) aveva imparato molti dei propri colori da un diffuso gioco di lettere magnetiche colorate. Tra chi era nato nel decennio dopo l'arrivo del gioco nei negozi, la quota sfiorava il 15% in alcuni periodi di cinque anni; tra chi era nato almeno cinque anni prima, nessuno. La sinestesia ha radici biologiche, ma i colori possono venire da ciò che il bambino ha avuto tra le mani.
In pratica
- Chiedete con curiosità, senza suggerire: «Di che colore è per te il numero 7?». Se la risposta è immediata e, a distanza di settimane, resta identica, potrebbe essere sinestesia.
- Non correggete i colori. Non sono errori da eliminare, e non sono un segnale di autismo: la grande maggioranza delle persone sinestete non è autistica.
- Usateli come alleati. Se le lettere hanno un colore, si possono ripassare parole, tabelline o date con quei colori: per alcuni bambini è un aiuto naturale alla memoria.
- Rispettate i fastidi. Se un testo stampato «nei colori sbagliati» infastidisce, preferite fogli in bianco e nero o lasciate scegliere il colore della penna.
- Guardate il quadro intero. Un'esperienza sensoriale insolita può accompagnarsi a interessi intensi e talenti specifici: sono punti di forza da coltivare.
Una nota sui dati
Gli studi sono pochi e piccoli, condotti quasi solo su adulti, e usano criteri diversi (questionario oppure test di coerenza). Il confronto del Grafico 2 è quindi indicativo. Il riferimento per la popolazione generale è lo studio del 2006, lo stesso usato dagli autori degli studi sull'autismo.
Un invito
Pugliautismo è un centro educativo, non una struttura sanitaria, e lavora con approcci naturalistici, partendo dal modo unico in cui ogni bambino percepisce il mondo e dai suoi punti di forza. Se avete notato in vostro figlio esperienze sensoriali particolari e volete parlarne, il primo colloquio è gratuito e si svolge nella nostra sede di Bari. Trovate le informazioni su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Simner J., Mulvenna C., Sagiv N., Tsakanikos E., Witherby S.A., Fraser C., Scott K., Ward J. (2006). Synaesthesia: the prevalence of atypical cross-modal experiences. Perception, 35(8), 1024-1033. https://doi.org/10.1068/p5469
- Baron-Cohen S., Johnson D., Asher J., Wheelwright S., Fisher S.E., Gregersen P.K., Allison C. (2013). Is synaesthesia more common in autism? Molecular Autism, 4, 40. https://doi.org/10.1186/2040-2392-4-40
- Neufeld J., Roy M., Zapf A., Sinke C., Emrich H.M., Prox-Vagedes V., Dillo W., Zedler M. (2013). Is synesthesia more common in patients with Asperger syndrome? Frontiers in Human Neuroscience, 7, 847. https://doi.org/10.3389/fnhum.2013.00847
- Hughes J.E.A., Simner J., Baron-Cohen S., Treffert D.A., Ward J. (2017). Is synaesthesia more prevalent in autism spectrum conditions? Only where there is prodigious talent. Multisensory Research, 30(3-5), 391-408. https://doi.org/10.1163/22134808-00002558
- Witthoft N., Winawer J., Eagleman D.M. (2015). Prevalence of learned grapheme-color pairings in a large online sample of synesthetes. PLoS One, 10(3), e0118996. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0118996
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