Molti genitori lo hanno visto almeno una volta. Il bambino sembra altrove, poi compare un oggetto mai visto, un suono diverso, un colore che prima non c'era, e per un attimo lo sguardo si accende. Il cervello è fatto per accorgersi di ciò che è nuovo, e gli studi raccontano che quel piccolo momento di curiosità può lasciare una traccia anche nella memoria.
In questo articolo mettiamo in fila che cosa sappiamo oggi sulla novità percettiva, cioè su ciò che di nuovo arriva dai sensi, e perché nell'autismo va trattata con delicatezza. Il limite più importante lo diciamo subito. Che la novità attiri l'attenzione è ben documentato. Che aiuti l'apprendimento dei bambini nello spettro autistico, invece, nessuno studio lo ha ancora dimostrato in modo diretto.
Perché il cervello si accorge del nuovo
Quando incontriamo qualcosa che non conosciamo, il cervello reagisce su più piani. Una rassegna di Schomaker e Meeter (2015) li ha messi in ordine. Nell'immediato la novità rende la percezione più pronta e alza il livello di allerta. Su tempi più lunghi, fino a qualche decina di minuti, può aumentare la motivazione, la voglia di esplorare e la disponibilità a imparare.

Animazione 1. Tre cubi già conosciuti e accanto una trottola mai vista.
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Il meccanismo più studiato coinvolge l'ippocampo, una struttura centrale per la memoria. Secondo il modello di Lisman e Grace (2005) l'ippocampo riconosce che un'informazione è nuova perché non la trova tra i ricordi. Il segnale raggiunge un gruppo di neuroni del mesencefalo che producono dopamina, e la dopamina torna all'ippocampo rendendo più facile fissare il ricordo. È un modello costruito soprattutto su studi sugli animali, quindi va letto come una spiegazione plausibile e non come una legge.
Negli adulti ci sono conferme interessanti. Bunzeck e Düzel (2006) hanno osservato con la risonanza magnetica che quella zona del mesencefalo si attiva proprio per la novità di un'immagine, più che per la sua rarità o per un contenuto emotivo negativo. Nello studio di Fenker e colleghi (2008) le parole studiate dopo cinque minuti di immagini di ambienti mai visti venivano ricordate meglio di quelle studiate dopo immagini già note. Le immagini non avevano nulla a che fare con le parole.

Animazione 2. Uguale, uguale, uguale e poi qualcosa di diverso.
C'è anche una prova raccolta a scuola. In Argentina Ballarini e colleghi (2013) hanno condotto una serie di esperimenti con 1.676 alunni della primaria di 8 scuole di Buenos Aires. Chi aveva vissuto una lezione nuova di scienze o di musica un'ora prima o un'ora dopo l'ascolto di un racconto lo ricordava meglio il giorno seguente. Se la lezione arrivava quattro ore prima o quattro ore dopo, o se era una lezione ormai familiare, il vantaggio spariva. Anche questo studio però non riguarda bambini nello spettro autistico.
Che cosa sappiamo e da chi lo sappiamo
Per non confondere le prove forti con quelle indirette, abbiamo messo gli studi in una tabella.
| Studio | Chi è stato studiato | Autismo | Tipo di prova | Che cosa ha trovato |
|---|---|---|---|---|
| Lisman e Grace 2005 | soprattutto animali | no | modello teorico | il circuito ippocampo-dopamina che favorisce i ricordi nuovi |
| Bunzeck e Düzel 2006 | adulti | no | esperimenti con risonanza | il mesencefalo risponde alla novità dell'immagine |
| Fenker e colleghi 2008 | adulti | no | esperimenti | 5 minuti di immagini nuove, parole ricordate meglio |
| Ballarini e colleghi 2013 | 1.676 alunni della primaria | no | esperimenti in classe | una lezione nuova vicina nel tempo aiuta a ricordare un racconto |
| Gomot e colleghi 2011 | 27 bambini autistici e un gruppo di confronto | sì | esperimento con EEG | reazione più forte ai suoni inattesi, maggiore in chi tollera meno i cambiamenti |
| Schwartz e colleghi 2018 | 67 esperimenti da 22 pubblicazioni | sì | meta-analisi | nessuna differenza complessiva, la risposta al nuovo cambia con l'età e con il tipo di suono |
| Jenkinson e colleghi 2020 | 10 studi, 562 partecipanti | sì | meta-analisi | intolleranza all'incertezza e ansia strettamente legate (r = 0,62) |
Tabella 1. Nostra elaborazione sulle fonti elencate in fondo. Nessuno degli studi sull'autismo ha misurato se la novità migliori l'apprendimento.
La novità nei bambini nello spettro
Qui il quadro è più sfumato. Già Dawson e colleghi (1998) avevano notato che i bambini autistici si voltavano meno spesso degli altri verso gli stimoli intorno a loro, e che la differenza era molto più marcata per quelli sociali, come sentirsi chiamare per nome, che per un sonaglio o un pupazzo musicale. Lo studio è piccolo e ormai datato, quindi va letto con prudenza. Dell'attenzione che molti bambini dedicano alle loro passioni abbiamo parlato nell'articolo sugli interessi intensi nell'autismo.

Illustrazione 1. Lo stesso trenino di sempre con un solo dettaglio nuovo. Il gioco resta familiare.
Non significa però che nell'autismo il nuovo conti di meno. La meta-analisi di Schwartz e colleghi (2018) mostra che la risposta automatica del cervello a un suono diverso non è semplicemente più bassa o più alta, ma varia con l'età e con il tipo di stimolo. E lo studio di Gomot e colleghi (2011) ha trovato una reazione più intensa ai suoni inattesi proprio nei bambini che faticano di più ad accettare i cambiamenti. Lo studio non ha chiesto ai bambini come vivessero quei suoni, quindi è solo un indizio, ma fa pensare che per alcuni un cambiamento possa pesare più di quanto incuriosisca.
Il contrappeso è la prevedibilità
Per molti bambini nello spettro non sapere che cosa succederà pesa. Nella meta-analisi di Jenkinson e colleghi (2020) l'intolleranza all'incertezza è risultata legata all'ansia in 9 studi su 10, con una correlazione complessiva di 0,62. Il legame aveva la stessa forza nei questionari compilati dai diretti interessati (0,62) e in quelli dei genitori (0,63). Sono studi di correlazione, che non dimostrano una causa, ma vanno nella stessa direzione di Boulter e colleghi (2014), secondo cui l'intolleranza all'incertezza potrebbe fare da ponte tra autismo e ansia. Pellicano e Burr (2012) hanno proposto un'ipotesi teorica, ancora da verificare, secondo cui le persone autistiche si appoggerebbero meno alle esperienze passate nel percepire il mondo.
Per questo una novità utile non è mai uno spavento. È piccola, sicura e dosata, arriva dentro una giornata che resta prevedibile, e il bambino deve poterla rifiutare. Se si ritrae, si copre le orecchie o si allontana, il messaggio è chiaro e va rispettato. Qualche idea per rendere prevedibile la casa la trovate nell'articolo sulla cameretta calma e prevedibile.

Illustrazione 2. Sul banco ordinato di sempre compare una conchiglia, niente di rumoroso o improvviso.
Per capire non serve guardare negli occhi
È ancora diffusa l'idea che un bambino ascolti solo se guarda negli occhi. Gli studi dicono altro. Doherty-Sneddon e colleghi (2012) hanno osservato a scuola 20 ragazzi autistici e 20 bambini a sviluppo tipico con un livello di linguaggio simile mentre rispondevano a domande di calcolo. Tutti distoglievano lo sguardo soprattutto mentre pensavano, e di più quando la domanda era difficile. Un risultato simile è emerso nelle conversazioni più libere (Doherty-Sneddon e colleghi, 2013).

Grafico 1. Percentuale di tempo con lo sguardo distolto. Fonte: Doherty-Sneddon, Riby e Whittle 2012, Tabella 2, media dei tre livelli di difficoltà. Le differenze tra i gruppi sono risultate significative mentre si ascolta e mentre si pensa, non mentre si parla.
Mentre ascoltavano, i ragazzi autistici guardavano comunque l'adulto per il 63% del tempo, e secondo gli autori il volto non viene evitato in modo attivo. Nello studio con risonanza magnetica di Hadjikhani e colleghi (2017), condotto soprattutto su adulti, quando lo sguardo era obbligato sulla zona degli occhi le persone autistiche mostravano un'attivazione più intensa di alcune aree profonde del cervello che elaborano i volti. Potrebbe aiutare a capire perché molti evitano lo sguardo, anche se lo studio non ha misurato il disagio.
Il messaggio per i genitori è semplice. Non serve dire «guardami» per sapere se un bambino sta seguendo. Lo si capisce da quello che fa, da come risponde, da come si muove.
Che cosa ci portiamo a casa
Gli studi sulla memoria mostrano che un elemento nuovo può accendere l'attenzione e aiutare a fissare i ricordi, ma queste prove vengono da animali, adulti e alunni senza autismo. Nei bambini nello spettro il nuovo, se c'è, va dosato con gentilezza e inserito in una giornata prevedibile, perché l'incertezza è spesso legata all'ansia. E il rifiuto del bambino viene sempre prima di tutto.
A Pugliautismo, centro educativo privato e non sanitario di Bari, lavoriamo con approcci naturalistici e partiamo da ciò che interessa al bambino, in un ambiente calmo e ordinato che adattiamo a ciascuno, come raccontiamo nell'articolo su ambiente e approccio naturalistico a Bari. La curiosità per il nuovo è una risorsa preziosa, e la trattiamo con lo stesso rispetto che diamo al bisogno di prevedibilità. Se volete parlarne, vi aspettiamo nel nostro centro educativo per l'autismo a Bari.
Il primo colloquio conoscitivo è gratuito e si fa in sede, a Bari, in Viale della Repubblica 116.
Fonti
- Lisman J.E., Grace A.A., Neuron 2005;46(5):703-713, doi:10.1016/j.neuron.2005.05.002, PMID 15924857
- Bunzeck N., Düzel E., Neuron 2006;51(3):369-379, doi:10.1016/j.neuron.2006.06.021, PMID 16880131
- Fenker D.B. e colleghi, J Cogn Neurosci 2008;20(7):1250-1265, doi:10.1162/jocn.2008.20086, PMID 18284351
- Schomaker J., Meeter M., 2015;55:268-279, doi:10.1016/j.neubiorev.2015.05.002, PMID 25976634
- Ballarini F. e colleghi, PLoS One 2013;8(6):e66875, doi:10.1371/journal.pone.0066875, PMID 23840541
- Dawson G. e colleghi, J Autism Dev Disord 1998;28(6):479-485, doi:10.1023/a:1026043926488, PMID 9932234
- Gomot M. e colleghi, J Autism Dev Disord 2011;41(6):705-714, doi:10.1007/s10803-010-1091-y, PMID 20827502
- Schwartz S., Shinn-Cunningham B., Tager-Flusberg H., 2018;87:106-117, doi:10.1016/j.neubiorev.2018.01.008, PMID 29408312
- Jenkinson R., Milne E., Thompson A., Autism 2020;24(8):1933-1944, doi:10.1177/1362361320932437, PMID 32564625
- Boulter C. e colleghi, J Autism Dev Disord 2014;44(6):1391-1402, doi:10.1007/s10803-013-2001-x, PMID 24272526
- Pellicano E., Burr D., Trends Cogn Sci 2012;16(10):504-510, doi:10.1016/j.tics.2012.08.009, PMID 22959875
- Doherty-Sneddon G., Riby D.M., Whittle L., J Child Psychol Psychiatry 2012;53(4):420-430, doi:10.1111/j.1469-7610.2011.02481.x, PMID 22029480
- Doherty-Sneddon G., Whittle L., Riby D.M., Res Dev Disabil 2013;34(1):616-626, doi:10.1016/j.ridd.2012.09.022, PMID 23123875
- Hadjikhani N. e colleghi, Sci Rep 2017;7(1):3163, doi:10.1038/s41598-017-03378-5, PMID 28600558



