Usiamo davvero solo il 10% del cervello? Un bambino «visivo» impara meglio solo con le immagini? E bere poca acqua fa «restringere» il cervello? Se almeno una di queste idee vi suona familiare, siete in buona compagnia: circolano a scuola, in famiglia e sui social, e sembrano basate sulle neuroscienze. La ricerca, però, racconta un'altra storia. In questo articolo parliamo dei neuromiti: idee sul cervello che sembrano scientifiche ma non lo sono.
Che cosa sono i neuromiti
Un neuromito è un'idea sbagliata sul funzionamento del cervello che si diffonde, spesso partendo da un dato scientifico vero ma interpretato male.
Nel 2012 un gruppo di ricercatori (Dekker e colleghi, 2012) ha studiato quanto questi miti fossero diffusi tra gli insegnanti. Hanno coinvolto 242 insegnanti di scuola primaria e secondaria, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, tutti interessati alle neuroscienze dell'apprendimento. Gli insegnanti dovevano valutare 32 affermazioni sul cervello, di cui 15 erano neuromiti.
I risultati:
- in media, gli insegnanti credevano a circa la metà dei neuromiti (49%);
- i miti più creduti erano quelli legati a programmi educativi commerciali;
- chi aveva più conoscenze generali sul cervello tendeva a credere di più ai neuromiti, non di meno.
Quest'ultimo dato è sorprendente. Gli autori lo interpretano così: chi è entusiasta delle neuroscienze può fare più fatica a distinguere la scienza dalla pseudoscienza. Il problema, quindi, non è la mancanza di interesse, ma la difficoltà di orientarsi tra informazioni affidabili e non.
Quali miti erano più creduti
Lo stesso studio riporta, mito per mito, quanti insegnanti li consideravano veri. Eccone alcuni.
| Affermazione (falsa) | Insegnanti che la ritenevano vera, Regno Unito | Insegnanti che la ritenevano vera, Paesi Bassi |
|---|---|---|
| Si impara meglio ricevendo le informazioni nel proprio stile di apprendimento preferito (uditivo, visivo, cinestetico) | 93% | 96% |
| Le differenze di dominanza tra emisfero sinistro e destro spiegano le differenze tra chi impara | 91% | 86% |
| I bambini sono meno attenti dopo bevande o merendine zuccherate | 57% | 55% |
| Usiamo solo il 10% del nostro cervello | 48% | 46% |
| Se gli alunni non bevono abbastanza acqua, il cervello si restringe | 29% | 16% |
| Un bambino deve imparare bene la lingua madre prima di una seconda lingua, altrimenti non ne imparerà bene nessuna delle due | 7% | 36% |
Fonte: Dekker e colleghi (2012), tabella 1.
L'ultima riga riguarda da vicino molte famiglie: ne parliamo nell'articolo Due lingue in famiglia con un bambino autistico.
E in Italia?
Uno studio più recente, pubblicato nel 2024, ha coinvolto 820 insegnanti italiani. Oltre ai neuromiti «classici», ha esaminato anche le idee sbagliate sui disturbi del neurosviluppo, la famiglia di condizioni di cui fanno parte, tra le altre, autismo, ADHD e DSA. Gli insegnanti hanno riconosciuto come falsi il 73% dei neuromiti generali e il 70% di quelli sul neurosviluppo: su questi ultimi, quindi, i dubbi erano un po' di più.
Il dato più utile riguarda che cosa protegge dai miti: gli insegnanti che si informavano più spesso su fonti pertinenti sul cervello e sull'apprendimento credevano meno ai neuromiti. Una buona notizia: informarsi bene serve davvero.
Stili di apprendimento: cosa dicono le prove
Uno dei neuromiti più noti riguarda gli stili di apprendimento: l'idea che ognuno impari meglio se l'insegnamento corrisponde al suo stile preferito, per esempio visivo o uditivo.
Nel 2008 quattro studiosi (Pashler, McDaniel, Rohrer e Bjork, 2008) hanno esaminato le prove scientifiche a sostegno di questa idea. Le loro conclusioni:
- è vero che le persone, se interpellate, esprimono preferenze su come ricevere le informazioni;
- è vero anche che le persone differiscono in alcune abilità specifiche;
- però, per dimostrare che adattare l'insegnamento allo "stile" migliora l'apprendimento, servono esperimenti con un disegno preciso, e questi esperimenti sono molto pochi;
- tra quelli ben condotti, diversi hanno dato risultati contrari all'ipotesi.
Gli autori concludono che, al momento, non ci sono prove sufficienti per basare la didattica sulla valutazione degli stili di apprendimento. Aggiungono però che molte versioni dell'idea non sono mai state verificate in modo adeguato, e che servono ricerche ben fatte.
Perché conta, a casa e in classe
A nostro giudizio, i neuromiti possono avere due effetti poco utili.
- Etichettare. Dire che un bambino "è visivo" rischia di limitare le occasioni in cui impara in altri modi.
- Spendere energie e denaro in programmi o materiali presentati come "basati sul cervello" senza prove adeguate.
Questo non significa che le immagini, gli schemi o le attività pratiche siano inutili. Anzi, spesso aiutano tutti. Il punto è che non servono perché il bambino ha uno "stile", ma perché presentare un contenuto in modi diversi può renderlo più chiaro.
Quattro domande davanti a un metodo «per il cervello»
Davanti a un metodo o a un prodotto che promette di "sfruttare il cervello", può essere utile chiedersi:
- Quali studi lo sostengono? Sono pubblicati su riviste scientifiche?
- Chi lo propone ha un interesse economico?
- Promette risultati rapidi o miracolosi?
- Si basa su una parola scientifica usata in modo vago?
In pratica
- Al posto delle etichette, le osservazioni. Invece di «è visivo», provate con «oggi lo schema alla lavagna lo ha aiutato a ricordare».
- Più canali per tutti. Spiegare a voce, mostrare un disegno e far provare con le mani aiuta tutta la classe, non solo chi ha un presunto «stile».
- Il gioco dei miti. A casa o in classe, leggete insieme alcune affermazioni della tabella e chiedete: vero o falso? Come potremmo scoprirlo?
- Una domanda prima di comprare. Davanti a un corso o a un materiale «per il cervello», chiedete quali studi pubblicati lo sostengono.
- Fonti affidabili, spesso. Come mostra lo studio italiano, informarsi con regolarità su fonti serie protegge dai miti.
Un invito alla curiosità
Le neuroscienze hanno molto da dire sull'apprendimento. Ma il modo migliore per usarle è con spirito critico, facendo domande e cercando le fonti. Nel nostro articolo su come leggere una notizia scientifica trovate altri suggerimenti.
Un invito
Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi sul modo in cui vostro figlio impara, potete contattarci per un colloquio conoscitivo: il primo colloquio è gratuito e si svolge nella nostra sede di Bari. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Dekker S., Lee N. C., Howard-Jones P., Jolles J. (2012). Neuromyths in Education: Prevalence and Predictors of Misconceptions among Teachers. Frontiers in Psychology, 3, 429. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2012.00429
- Pashler H., McDaniel M., Rohrer D., Bjork R. (2008). Learning Styles: Concepts and Evidence. Psychological Science in the Public Interest, 9(3), 105–119. https://doi.org/10.1111/j.1539-6053.2009.01038.x
- Bei E., Argiropoulos D., Van Herwegen J., Incognito O., Menichetti L., Tarchi C., Pecini C. (2024). Neuromyths: Misconceptions about neurodevelopment by Italian teachers. Trends in Neuroscience and Education, 34, 100219. https://doi.org/10.1016/j.tine.2023.100219
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