Come leggere una notizia sull'autismo: 7 domande per non farsi ingannare

Una lente d'ingrandimento appoggiata su una pagina di testo stampato.

"Scoperta la causa dell'autismo." "Il nuovo metodo che cambia tutto." "Uno studio dimostra che...". Titoli come questi circolano spesso sui social, nei gruppi di genitori, a volte anche sui giornali. Per una famiglia che cerca risposte, è naturale sperare. Ma come capire se una notizia è affidabile?

Non serve essere scienziati. Bastano alcune domande, che proponiamo qui con esempi tratti da ricerche reali.

1. Qual è la fonte?

Una notizia affidabile indica lo studio originale: autori, rivista, anno, possibilmente un link. Se la fonte è vaga ("secondo alcuni esperti", "uno studio americano"), è un primo campanello d'allarme. Diffidate soprattutto delle notizie che rimandano solo al sito di chi vende un prodotto o un servizio.

2. Quante persone sono state studiate?

Uno studio su pochi partecipanti può essere interessante, ma i suoi risultati vanno confermati. Per questo le meta-analisi, che riuniscono molti studi, sono in genere più affidabili di uno studio singolo.

Un esempio: una meta-analisi (Taylor e colleghi, 2014) ha riunito studi su oltre un milione e duecentomila bambini e non ha trovato alcuna associazione tra vaccini e autismo. È proprio la dimensione e la coerenza delle prove a renderla convincente. Per qualunque domanda sulle vaccinazioni, il riferimento è il pediatra.

3. Lo studio aveva un gruppo di confronto?

Se un gruppo di bambini migliora dopo un intervento, non sappiamo ancora se il merito è dell'intervento: i bambini crescono e cambiano anche per tanti altri motivi. Gli studi più solidi confrontano un gruppo che riceve l'intervento con uno che non lo riceve, assegnando i partecipanti a caso (studi randomizzati).

4. Chi ha valutato i risultati?

Se a giudicare i progressi sono persone che sanno chi ha ricevuto l'intervento, le loro aspettative possono influenzare, anche senza volerlo, la valutazione. Per questo sono più affidabili le misure raccolte da valutatori "in cieco".

Questo punto fa una grande differenza. In una grande meta-analisi sugli interventi precoci per l'autismo (Sandbank e colleghi, 2020), considerando solo gli studi randomizzati, effetti positivi emergevano per alcuni tipi di intervento. Quando però si guardava solo agli studi randomizzati con misure libere dal rischio di distorsione, nessun tipo di intervento mostrava effetti significativi. Non significa che "niente funziona", ma che le prove più rigorose sono ancora insufficienti per conclusioni certe.

5. Associazione o causa?

Molti studi mostrano che due cose "vanno insieme", ma questo non prova che una causi l'altra. Se un titolo dice "X provoca Y" basandosi su uno studio osservazionale, sta probabilmente esagerando.

6. Quanto sono grandi gli effetti, e quanto sono certi?

"Funziona" può voler dire tante cose: un effetto enorme o un piccolo spostamento medio. Le revisioni serie dichiarano anche quanto sono sicure le loro conclusioni.

La revisione Cochrane sugli interventi mediati dai genitori (Oono e colleghi, 2013), per esempio, ha trovato prove forti di cambiamento nell'interazione tra genitore e bambino. Per molti altri esiti, invece, le prove sono risultate inconcludenti, e la qualità complessiva è stata giudicata bassa.

Allo stesso modo, la linea guida dell'Istituto Superiore di Sanità valuta la qualità delle prove con il metodo GRADE, su quattro livelli (alta, moderata, bassa, molto bassa). Distingue poi tra raccomandazioni forti e condizionate. Molte raccomandazioni sugli interventi educativi per l'autismo sono condizionate e basate su prove di qualità bassa o molto bassa: un segnale onesto di quanto c'è ancora da scoprire.

7. Qualcuno promette risultati garantiti?

È forse la domanda più importante. La ricerca seria parla di probabilità, medie e incertezze. Diffidate di chi promette "guarigioni", risultati garantiti o tempi certi, di chi chiede di abbandonare altri percorsi e di chi presenta un unico metodo come l'unica strada possibile.

Un'ultima cosa: chiedere va bene

Se una notizia vi incuriosisce, parlatene con il neuropsichiatra infantile, con il pediatra o con i professionisti che seguono vostro figlio. Fare domande non è sfiducia: è parte di una buona collaborazione.

Il nostro impegno

Al Centro Educativo Pugliautismo di Bari cerchiamo di parlare di ricerca in modo chiaro e onesto, dicendo cosa sappiamo e cosa non sappiamo ancora. Per questo ogni articolo del nostro Journal riporta le fonti consultate.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi su una notizia o su un approccio di cui avete sentito parlare, potete contattarci. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

Foto: Spencer Liao (https://unsplash.com/@spencerliao) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

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