Emozioni e apprendimento, perché si impara meglio quando ci si sente al sicuro

La mano di un adulto accoglie con delicatezza quella di un bambino, su uno sfondo chiaro.

Per molto tempo si è pensato all'apprendimento come a un fatto soprattutto "razionale": spiegare bene, ripetere, memorizzare. Le emozioni sembravano qualcosa da tenere fuori dalla porta della classe. Oggi le neuroscienze raccontano una storia diversa: emozioni e apprendimento sono profondamente intrecciati.

In questo articolo vediamo due contributi scientifici su questo tema e alcune idee per la vita di tutti i giorni.

"Sentiamo, quindi impariamo"

Nel 2007 la neuroscienziata Mary Helen Immordino-Yang e il neurologo Antonio Damasio hanno pubblicato un articolo dal titolo significativo: We Feel, Therefore We Learn, cioè "Sentiamo, quindi impariamo". L'articolo è uscito nel primo numero della rivista Mind, Brain, and Education, dedicata al dialogo tra neuroscienze e scuola.

L'idea centrale è che le emozioni non sono un "di più" rispetto al pensiero. Secondo gli autori, le prove neurobiologiche suggeriscono che le abilità su cui la scuola punta di più, cioè apprendimento, attenzione, memoria, capacità di decidere e relazioni sociali, sono profondamente influenzate dai processi emotivi e ne fanno parte. Per descriverle parlano di pensiero emotivo. Le neuroscienze affettive e sociali, sostengono, possono quindi aiutare a progettare ambienti di apprendimento migliori.

In parole semplici: un bambino non impara solo con la testa. Impara meglio quando ciò che fa ha un significato per lui, quando si sente coinvolto e quando è dentro una relazione di fiducia.

Cosa succede sotto stress

Un secondo contributo, pubblicato nel 2016 sulla rivista npj Science of Learning da due ricercatori dell'Università di Amburgo (Vogel e Schwabe, 2016), ha esaminato il rapporto tra stress, apprendimento e memoria, pensando proprio alla scuola.

Gli autori riassumono le ricerche degli ultimi due decenni:

  • lo stress vissuto mentre si impara può, in alcune condizioni, rendere certi ricordi più forti;
  • lo stress al momento di ricordare, invece, ostacola molto il recupero delle informazioni: è il caso dello studente che "va in bianco" durante una verifica;
  • lo stress può rendere più difficile aggiornare ciò che si sa alla luce di informazioni nuove;
  • sotto stress, il cervello tende a passare da un apprendimento flessibile a uno più rigido e abitudinario.

Secondo gli autori, questi cambiamenti potrebbero spiegare alcune delle difficoltà di imparare e ricordare sotto stress in classe.

Come leggere questi contributi

Sono articoli di sintesi e di riflessione, non esperimenti condotti in una classe. Riassumono molte ricerche, spesso svolte in laboratorio e con adulti. Non offrono "ricette", ma una cornice utile per pensare a come i bambini imparano.

Che cosa significa per i bambini neurodivergenti

Molti bambini autistici, con ADHD o con DSA vivono ogni giorno situazioni faticose: rumori, richieste difficili, il timore di sbagliare davanti agli altri. Se l'apprendimento è legato alle emozioni, allora creare un ambiente in cui il bambino si sente al sicuro e capito non è un dettaglio: è una condizione per imparare.

Idee per casa e per la scuola

  • Prima la relazione. Un bambino che si sente accolto è più disponibile a esplorare e a mettersi alla prova.
  • Partire da ciò che lo interessa. Un argomento che lo appassiona porta con sé curiosità e coinvolgimento.
  • Ridurre la paura dell'errore. Dire «sbagliare fa parte dell'imparare» e mostrarlo con il proprio esempio.
  • Preparare le situazioni nuove. Spiegare in anticipo che cosa succederà, magari con immagini, può ridurre l'ansia.
  • Prove serene. Verifiche annunciate, tempi adeguati, la possibilità di mostrare ciò che si sa in modi diversi.
  • Momenti per calmarsi. Un angolo tranquillo, una pausa, un respiro insieme: imparare a riconoscere le proprie emozioni è già un apprendimento.
  • Dare un nome alle emozioni. «Mi sembri arrabbiato», «Ti vedo preoccupato»: nominarle aiuta a capirle.

Quando chiedere un parere

Se vostro figlio sembra spesso molto in ansia, se la scuola diventa fonte di forte disagio o se notate cambiamenti nel sonno e nell'umore, parlatene con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi su come creare un clima sereno per l'apprendimento, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

Foto: ika ika (https://unsplash.com/@ika_ika) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

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