Far suonare uno strumento per diventare più bravi in matematica: è un consiglio che molti genitori hanno sentito. L'idea che la musica "alleni il cervello" e porti benefici anche a scuola è molto diffusa. Ma cosa dicono davvero gli studi? Una grande meta-analisi ha provato a rispondere, e il risultato è meno scontato di quanto si pensi.
L'idea di partenza
L'ipotesi è semplice: imparare a suonare è un'attività impegnativa, che richiede attenzione, memoria e coordinazione. Allenando queste capacità con la musica, si pensa, si potrebbero migliorare anche abilità generali, come l'intelligenza, la lettura o la matematica. In psicologia si parla di trasferimento: ciò che si impara in un ambito si "trasferisce" ad altri.
Cosa dice la meta-analisi
Nel 2020 due ricercatori (Sala e Gobet, 2020) hanno pubblicato sulla rivista Memory & Cognition una meta-analisi sugli effetti dei programmi di educazione musicale sulle abilità cognitive e sui risultati scolastici dei bambini.
Gli autori hanno analizzato 54 studi, per un totale di quasi 7.000 partecipanti e 254 misure di effetto. I risultati principali:
- quando si tiene conto della qualità degli studi, l'effetto complessivo dei programmi musicali sulle abilità cognitive e scolastiche è nullo;
- questo risultato è molto coerente tra gli studi;
- piccoli effetti positivi compaiono solo negli studi meno rigorosi, quelli senza assegnazione casuale dei partecipanti e senza un gruppo di confronto impegnato in un'altra attività;
- l'assenza di effetto vale per tutti i tipi di abilità misurate, verbali, non verbali o di velocità, e indipendentemente dalla durata dei programmi.
Gli autori concludono che l'ottimismo sui benefici "indiretti" della musica non è giustificato dai dati, e che potrebbe dipendere da un'interpretazione poco accurata degli studi.
Perché gli studi meno rigorosi trovano effetti
Il dettaglio sulla qualità degli studi è importante. A nostro giudizio, aiuta a capire perché tante notizie sulla musica sembrano promettenti.
- Se i bambini scelgono se suonare, chi suona può essere diverso fin dall'inizio da chi non suona, per interessi, abitudini o sostegno in famiglia.
- Se il gruppo di confronto non fa nulla, qualunque attività nuova e stimolante può sembrare utile.
Quando questi aspetti vengono controllati, l'effetto scompare. È una buona lezione su come leggere le notizie scientifiche, di cui abbiamo parlato anche in un altro articolo.
Allora la musica non serve?
Al contrario. A nostro giudizio, questa ricerca non dice che la musica è inutile: dice che non bisogna sceglierla per i motivi sbagliati.
La musica ha un valore in sé:
- è un modo di esprimersi e di provare emozioni;
- si può fare insieme, in famiglia, con gli amici, in un coro o in una banda;
- dà la soddisfazione di imparare qualcosa di bello, passo dopo passo;
- per alcuni bambini può diventare una grande passione.
Per molti bambini autistici, con ADHD o con DSA, la musica può essere un ambito in cui sentirsi capaci. Questo, da solo, è già un buon motivo.
Qualche idea per le famiglie
- Partite dal piacere. Se a vostro figlio piace la musica, assecondatelo. Se non gli piace, non è necessario insistere "per il cervello".
- Musica in casa. Cantare insieme, ascoltare brani diversi, ballare in cucina: non servono lezioni per godersi la musica.
- Attenzione alla sensibilità ai suoni. Alcuni bambini sono molto sensibili ai rumori: scegliete volumi bassi e ambienti tranquilli.
- Niente pressioni. Uno strumento imposto come "esercizio" rischia di perdere il suo fascino.
- Diffidate delle promesse. Corsi o prodotti che promettono di aumentare l'intelligenza con la musica vanno guardati con prudenza.
Un invito
Se vivete a Bari o in provincia e volete scoprire come le passioni di vostro figlio, musica compresa, possano diventare occasioni di apprendimento e relazione, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Sala G., Gobet F. (2020). Cognitive and academic benefits of music training with children: A multilevel meta-analysis. Memory & Cognition, 48(8), 1429–1441. https://doi.org/10.3758/s13421-020-01060-2
Foto: Karina Syrotiuk (https://unsplash.com/@karinasyrotiuk) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)



