Aspettare il proprio turno giocando, idee per allenare l'attesa con il sorriso

Foto di una palla gialla, una clessidra e una torre di bicchieri colorati su un tappeto, con un divano sullo sfondo

Aspettare è difficile per tutti i bambini, e per molti bambini nello spettro autistico può esserlo ancora di più. Il tempo dell'attesa non si vede, non si tocca e spesso non si capisce quanto durerà. Eppure fare a turno è una delle abilità che rendono possibili il gioco con gli altri, la vita in famiglia e i momenti a scuola.

La buona notizia è che il turno si impara giocando, un passaggio alla volta, senza lezioni e senza rimproveri. Ecco qualche idea da provare a casa.

Rendere visibile il turno

Il primo passo è far vedere a chi tocca. Un oggetto che passa di mano in mano lo rende chiaro meglio di mille parole. Può essere una palla, un microfono giocattolo, un cappello buffo, un piccolo tamburo. Chi ha l'oggetto gioca, gli altri aspettano. Quando l'oggetto torna, tocca di nuovo a lui.

Accompagnate il passaggio sempre con la stessa frase breve, «tocca a me», «tocca a te». La ripetizione rende il gioco prevedibile, e la prevedibilità rende l'attesa più sopportabile.

La palla che rotola

Sedetevi per terra uno di fronte all'altro, con le gambe aperte a formare una piccola pista. Fate rotolare la palla verso il bambino e aspettate che ve la rimandi. All'inizio l'attesa dura un attimo, il tempo che la palla attraversi lo spazio. Con il passare dei giorni si possono aggiungere altre persone, un fratello o un nonno, e il giro diventa più lungo.

Questo gioco piace perché è veloce, ha un ritmo chiaro e fa ridere. Se il bambino trattiene la palla non serve strappargliela. Potete aspettare con le mani aperte e un sorriso, oppure fare un piccolo gesto di richiesta.

La torre a due mani

Disegno di una torre di bicchieri colorati costruita a turno, la mano di un bambino posa un bicchiere giallo in cima mentre la mano di un adulto tiene pronto il successivo

Con mattoncini grandi o bicchieri di plastica impilabili costruite una torre insieme, un pezzo a testa. Tenete voi i pezzi in un contenitore e porgetene uno alla volta. Il momento più atteso, naturalmente, è quello in cui la torre crolla. Potete decidere insieme chi la butta giù, alternando anche quel ruolo.

La torre insegna che il gioco cresce solo se entrambi partecipano, ed è un modo concreto per sentire che l'altro serve.

Turni brevi, poi più lunghi

Disegno di una clessidra da cucina con sabbia gialla, un piccolo tamburo, una palla morbida e due cartoncini illustrati con una mano

Il segreto è partire da turni brevissimi, in cui il bambino aspetta solo un momento, e allungarli piano piano. Se l'attesa diventa troppo lunga e arriva la frustrazione, si torna indietro di un passo senza drammi. Meglio dieci turni veloci riusciti che un turno lungo vissuto con fatica.

Per alcuni bambini aiuta vedere anche quanto manca. Una clessidra da cucina, una canzoncina breve che finisce quando tocca a lui, oppure un cartoncino con due immagini, «prima tu, poi io». Sono strumenti semplici che danno forma al tempo.

Giochi da fare in movimento

Il turno si allena anche in piedi. Lanciare un sacchetto morbido dentro un cesto, saltare su un cuscino a terra uno alla volta, spingere a turno una macchinina lungo il corridoio. Per i bambini che hanno bisogno di muoversi queste attività sono spesso più facili di quelle da seduti.

Scegliete uno spazio libero da spigoli e oggetti fragili, e preferite sacchetti morbidi o palline di spugna al posto di oggetti duri.

Il ruolo dell'adulto

Fare a turno con un adulto è più facile che con un altro bambino, perché l'adulto sa aspettare, sa rallentare e sa rendere il gioco divertente. Per questo conviene iniziare in coppia con mamma o papà e solo dopo coinvolgere fratelli, cugini o amici. Durante il gioco commentate quello che succede con poche parole e festeggiate quando il bambino aspetta, anche solo per un istante.

Anche il dialogo, in fondo, è fatto di turni. Se vi interessa questo legame ne abbiamo parlato in Conversazioni a turno, cosa dicono le neuroscienze sul dialogo con i bambini.

In pratica

  1. Scegliete un oggetto che passi di mano in mano per mostrare a chi tocca, e usate sempre la stessa frase, «tocca a me», «tocca a te».
  2. Iniziate in coppia con un adulto e con turni brevissimi, poi allungateli poco alla volta.
  3. Rendete visibile l'attesa con una clessidra, una canzoncina breve o un cartoncino «prima tu, poi io».
  4. Per i giochi di movimento usate palline di spugna o sacchetti morbidi, in uno spazio senza spigoli.
  5. Se arriva la frustrazione tornate a un turno più corto e chiudete il gioco con un momento sereno.

Vieni a trovarci

Imparare ad aspettare richiede tempo e pazienza, per i bambini e per noi adulti, ma ogni piccolo turno condiviso è una conquista che si porta nella vita di tutti i giorni. Se volete confrontarvi con il nostro staff, il primo colloquio è gratuito e si svolge in sede, presso il nostro centro educativo a Bari. Tutte le informazioni sono su www.pugliautismo.it.

Fonti

  • Articolo di consigli pratici dello staff di Pugliautismo, senza citazioni di studi o dati.

Foto: copertina fotorealistica e illustrazioni generate con IA per Pugliautismo, 30/10/2026 (licenza: Immagine generata con IA, uso libero)

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