Conversazioni a turno: cosa dicono le neuroscienze sul dialogo con i bambini

Illustrazione di cellule nervose collegate tra loro, con nodi luminosi dai toni caldi.

Per anni si è parlato molto della quantità di parole che i bambini ascoltano. Più parole, si diceva, più linguaggio. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha cominciato a guardare anche a un altro aspetto: quanti scambi viviamo davvero con loro. Una domanda e una risposta, un suono e un sorriso, un gesto e una parola: piccoli "botta e risposta" che costruiscono la conversazione.

Lo studio: conversazioni e attività del cervello

Nel 2018 un gruppo di ricercatori statunitensi (Romeo e colleghi) ha pubblicato su Psychological Science uno studio diventato molto citato. Hanno registrato a casa, per intere giornate, l'ambiente linguistico di 36 bambini di famiglie con condizioni socioeconomiche diverse. Hanno poi contato tre cose: le parole pronunciate dagli adulti, le frasi rivolte ai bambini e i turni di conversazione, cioè gli scambi in cui adulto e bambino si rispondono.

Successivamente i bambini hanno ascoltato delle storie mentre si trovavano in una risonanza magnetica funzionale, un esame che mostra quali aree del cervello si attivano.

Il risultato principale: i bambini che a casa avevano vissuto più turni di conversazione con gli adulti mostravano una maggiore attivazione dell'area di Broca, una regione importante per il linguaggio. Questo legame restava anche tenendo conto del livello socioeconomico della famiglia e del numero di parole ascoltate. L'attivazione di quest'area, inoltre, aiutava a spiegare il legame tra esperienza di conversazione e abilità verbali dei bambini.

Come leggere questo risultato

È un risultato interessante, ma va letto con attenzione:

  • è uno studio di associazione, non un esperimento: mostra che due cose vanno insieme, ma non dimostra da solo che una causi l'altra;
  • il campione è piccolo: 36 bambini;
  • riguarda bambini con sviluppo tipico: non sappiamo se gli stessi risultati valgano per bambini autistici o con altre caratteristiche del neurosviluppo;
  • un'immagine del cervello non è una "misura di intelligenza" e non dice nulla sul futuro di un singolo bambino.

Nonostante questi limiti, il messaggio è coerente con altre ricerche: la qualità dello scambio conta, non solo la quantità di parole.

Il gioco e il "botta e risposta"

Anche l'Accademia Americana di Pediatria, in un rapporto clinico dedicato al gioco (Yogman e colleghi, 2018), sottolinea l'importanza degli scambi armoniosi di tipo "serve and return", come in una partita a tennis: il bambino lancia un segnale, l'adulto lo raccoglie e risponde. Secondo il rapporto, la gioia condivisa, la comunicazione e la sintonia che genitori e bambini vivono giocando aiutano a regolare la risposta allo stress. Il gioco, scrive l'AAP, «non è frivolo».

Come portare le conversazioni a turno nella vita quotidiana

Non servono strumenti speciali. Bastano attenzione e un po' di pazienza.

Rispondete a ogni segnale

Un suono, uno sguardo, un gesto verso un oggetto: sono "battute" di una conversazione. Rispondete, anche solo dando un nome a ciò che il bambino sta guardando.

Aspettate il suo turno

Dopo aver parlato, fermatevi e lasciate spazio. Molti adulti riempiono i silenzi in fretta: qualche secondo in più permette al bambino di rispondere a modo suo.

Fate meno domande e più commenti

Le domande a raffica ("Che cos'è? Di che colore è?") possono sembrare un esame. I commenti ("Che macchina veloce!") invitano invece a continuare lo scambio.

Seguite i suoi interessi

È più facile conversare su ciò che appassiona il bambino. Se ama i dinosauri, i treni o l'acqua, partite da lì.

Valorizzate ogni forma di comunicazione

Non tutti i bambini comunicano con le parole. Gesti, immagini, suoni e strumenti di comunicazione aumentativa sono modi pienamente validi per fare il proprio turno nella conversazione.

Trovate i momenti giusti

Il pasto, il bagnetto, il tragitto in auto, la lettura prima di dormire: ogni giorno ci sono momenti adatti a qualche scambio in più, senza trasformarli in esercizi.

Un'avvertenza per i genitori

Se state leggendo questo articolo con un po' di ansia, pensando di "non parlare abbastanza" con vostro figlio, fermatevi un attimo. Nessuno studio misura il valore di un genitore. Le conversazioni a turno non sono un compito da aggiungere alla lista, ma un modo di stare insieme che spesso nasce già spontaneamente.

Se avete dubbi sullo sviluppo del linguaggio di vostro figlio, parlatene con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile.

Il nostro approccio

Al Centro Educativo Pugliautismo di Bari il dialogo con il bambino, con o senza parole, è al centro delle attività. Lavoriamo nel gioco e nelle routine, seguendo i suoi interessi, e condividiamo con le famiglie idee semplici per creare più occasioni di scambio a casa.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete scoprire come lavoriamo, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

  • Romeo R. R., Leonard J. A., Robinson S. T., West M. R., Mackey A. P., Rowe M. L., Gabrieli J. D. E. (2018). Beyond the 30-Million-Word Gap: Children's Conversational Exposure Is Associated With Language-Related Brain Function. Psychological Science, 29(5), 700–710. https://doi.org/10.1177/0956797617742725
  • Yogman M., Garner A., Hutchinson J., Hirsh-Pasek K., Golinkoff R. M.; Committee on Psychosocial Aspects of Child and Family Health; Council on Communications and Media (2018). The Power of Play: A Pediatric Role in Enhancing Development in Young Children. Pediatrics, 142(3), e20182058. https://doi.org/10.1542/peds.2018-2058

Foto: Bhautik Patel (https://unsplash.com/@bhautik_patel3) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

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