Per molto tempo l'autismo è stato descritto come una condizione "maschile". Nei libri e negli articoli si legge spesso che per ogni bambina autistica ci sono quattro bambini. Ma quanto è preciso questo numero? E cosa significa per le famiglie con una figlia che sembra avere caratteristiche simili a quelle dell'autismo?
Cosa dice la ricerca sul rapporto tra maschi e femmine
Nel 2017 un gruppo di ricercatori (Loomes, Hull e Mandy, 2017) ha pubblicato una revisione sistematica con meta-analisi su questa domanda. Gli autori hanno analizzato 54 studi sulla diffusione dell'autismo, che nel complesso riguardavano più di 13 milioni di persone.
Il dato più importante riguarda il modo in cui gli studi trovano le persone autistiche:
- negli studi che contavano solo chi aveva già una diagnosi, il rapporto tra maschi e femmine era circa 4,5 a 1;
- negli studi che hanno esaminato attivamente la popolazione generale, cercando le persone autistiche anche se non avevano ancora una diagnosi, il rapporto scendeva a circa 3,25 a 1.
La conclusione degli autori è che il rapporto reale non è 4 a 1, come spesso si dice, ma più vicino a 3 a 1. Secondo gli autori, esiste un pregiudizio diagnostico legato al genere: le bambine che hanno le caratteristiche dell'autismo rischiano, in proporzione, di non ricevere una diagnosi clinica.
Perché alcune bambine passano inosservate
La meta-analisi non spiega le ragioni di questa differenza. Proponiamo qui alcune ipotesi, a nostro giudizio plausibili, che lo studio non verifica:
- i criteri e gli strumenti di valutazione sono stati costruiti a lungo partendo soprattutto da descrizioni di bambini maschi;
- alcune bambine possono avere interessi intensi che sembrano "comuni" per la loro età e quindi non attirano l'attenzione;
- alcune possono osservare e imitare le compagne per adattarsi alle situazioni sociali, rendendo meno visibili le proprie difficoltà;
- le difficoltà possono emergere più tardi, quando le relazioni tra coetanee diventano più complesse.
Al tentativo di mascherare le proprie caratteristiche, chiamato camouflaging, dedichiamo un articolo a parte.
Perché è importante riconoscerlo
Una bambina che non riceve una diagnosi non riceve nemmeno la comprensione e gli adattamenti di cui potrebbe avere bisogno. Può sentirsi "diversa" senza capire perché, oppure essere descritta solo come timida, ansiosa o "troppo sensibile".
Riconoscere il profilo autistico permette invece di:
- capire meglio il suo modo di percepire e vivere le relazioni;
- adattare l'ambiente a casa e a scuola, per esempio rispetto ai rumori, ai cambiamenti improvvisi o ai momenti di gruppo;
- valorizzare i suoi interessi e i suoi punti di forza;
- aiutarla, con il tempo, a conoscere se stessa.
Qualche segnale da non sottovalutare
Ogni bambina è diversa e nessun elenco può sostituire una valutazione specialistica. Alcune situazioni, però, meritano attenzione:
- grande fatica dopo la scuola o dopo le occasioni sociali, anche se "fuori" sembrava andare tutto bene;
- amicizie difficili da mantenere, o un'unica amica di riferimento a cui si appoggia molto;
- interessi molto intensi e duraturi;
- forte sensibilità a rumori, tessuti, luci o odori;
- bisogno di prevedibilità e disagio davanti ai cambiamenti.
Se riconoscete alcuni di questi aspetti nella vostra figlia, parlatene con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile. Saranno loro a valutare se è opportuno un approfondimento.
Un messaggio per le famiglie
Se avete il dubbio che qualcosa non sia stato visto, non è una colpa vostra né della bambina. La ricerca stessa ci dice che il riconoscimento dell'autismo nelle femmine è stato per molto tempo più difficile. Fare domande, chiedere un parere e osservare con curiosità è già un passo importante.
Un invito
Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi sul percorso educativo di vostra figlia, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Loomes R., Hull L., Mandy W. P. L. (2017). What Is the Male-to-Female Ratio in Autism Spectrum Disorder? A Systematic Review and Meta-Analysis. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 56(6), 466–474. https://doi.org/10.1016/j.jaac.2017.03.013
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