Robot sociali e autismo: promesse e limiti della ricerca

Un piccolo robot bianco a forma di cubo, con due occhi e un fiore sulla testa, appoggiato su un pavimento di legno vicino a una finestra

Nei laboratori di ricerca di tutto il mondo si studiano da anni piccoli robot sociali: macchine progettate per interagire con le persone attraverso la voce, i movimenti, le luci, a volte un volto stilizzato. Tra le applicazioni più studiate c'è il loro uso con bambini e ragazzi autistici. Ma cosa sappiamo davvero?

Cosa dice la revisione

Nel 2016 un gruppo di ricercatori italiani del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di altri enti (Pennisi e colleghi, 2016) ha pubblicato sulla rivista Autism Research una revisione sistematica degli studi sui robot sociali e l'autismo pubblicati nei dieci anni precedenti.

Secondo gli autori, gli studi descrivono diversi aspetti positivi. Per esempio:

  • in alcune attività, i partecipanti autistici ottenevano risultati migliori con un robot come partner che con una persona;
  • molti partecipanti mostravano verso i robot segnali di interesse sociale;
  • durante le attività con il robot si osservava una riduzione dei movimenti ripetitivi;
  • in alcuni studi, il robot favoriva il linguaggio spontaneo.

Gli autori concludono che i robot possono offrire a ricercatori e professionisti un modo più semplice per entrare in relazione con alcune persone autistiche, ma che gli studi sono ancora insufficienti.

Le domande aperte

La revisione indica anche cosa resta da capire:

  • se caratteristiche come il sesso, il livello cognitivo e l'età dei partecipanti influenzino i risultati;
  • soprattutto, se gli eventuali effetti positivi si osservino solo durante le attività con il robot oppure anche fuori dal laboratorio, nella vita di tutti i giorni.

Quest'ultimo punto è decisivo. Un bambino può essere molto coinvolto da un robot in una stanza di ricerca, ma ciò che conta per la sua vita è la relazione con le persone: genitori, fratelli, compagni, insegnanti.

Perché i robot interessano

A nostro giudizio, l'interesse per i robot nasce da alcune loro caratteristiche:

  • sono prevedibili: ripetono le stesse azioni nello stesso modo;
  • hanno espressioni semplici e chiare;
  • non si stancano e non si spazientiscono;
  • possono essere regolati per non essere troppo rumorosi o veloci.

Sono caratteristiche che possono rendere un'interazione meno faticosa. Ma sono anche un promemoria utile per noi adulti: chiarezza, prevedibilità e calma aiutano molti bambini autistici anche nelle relazioni umane.

Cosa significa per le famiglie

Oggi i robot sociali sono soprattutto strumenti di ricerca. Ecco qualche indicazione pratica:

  • Diffidate delle promesse di prodotti che garantiscono risultati rapidi sullo sviluppo sociale.
  • Chiedete quali studi sostengono l'uso di un certo strumento e se gli effetti sono stati osservati anche fuori dal laboratorio.
  • Ricordate che la tecnologia è un mezzo, non un sostituto della relazione.
  • Osservate cosa piace a vostro figlio di questi strumenti: la prevedibilità, i suoni, i movimenti. Sono indizi preziosi per proporre attività coinvolgenti anche senza robot.
  • Se partecipate a una ricerca, informatevi su obiettivi, durata e tutela dei dati.

I limiti della revisione

Gli studi inclusi erano spesso piccoli e molto diversi tra loro per tipo di robot, attività proposte e modo di misurare i risultati. Molti si svolgevano in laboratorio, per periodi brevi. Per questo, come sottolineano gli stessi autori, non è ancora possibile dire se i benefici osservati durino nel tempo e si trasferiscano alla vita quotidiana.

Uno sguardo al futuro

La ricerca sui robot sociali continua, e potrebbe offrire in futuro strumenti utili a scuola o nei servizi. A nostro giudizio, il loro valore si misurerà soprattutto da quanto sapranno essere un ponte verso le persone, e non un'alternativa alle relazioni.

Per dubbi sullo sviluppo sociale e comunicativo di vostro figlio, parlatene con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi su come usare la tecnologia in modo equilibrato, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

  • Pennisi P., Tonacci A., Tartarisco G., Billeci L., Ruta L., Gangemi S., Pioggia G. (2016). Autism and social robotics: A systematic review. Autism Research, 9(2), 165–183. https://doi.org/10.1002/aur.1527

Foto: Warren Umoh (https://unsplash.com/@warrenumoh) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

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