DSA: cosa sono dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia

Cubi di legno con lettere colorate impilati su un fondo chiaro.

"Si impegna, ma legge piano." "Fa tanti errori anche nelle parole facili." "Con le tabelline non c'è verso." Molti genitori riconoscono queste frasi, magari sentite a un colloquio con gli insegnanti. A volte dietro queste fatiche c'è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento, o DSA.

Capire di cosa si tratta aiuta a togliere di mezzo due idee sbagliate e dolorose: che il bambino "non si impegna" o che "non è portato per lo studio".

Cosa dice la legge italiana

In Italia i DSA sono riconosciuti dalla Legge 8 ottobre 2010, n. 170. La legge li descrive come disturbi che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate e in assenza di problemi neurologici o sensoriali, ma che possono costituire «una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana».

L'articolo 1 definisce i quattro DSA:

  • dislessia: difficoltà nell'imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, cioè nella correttezza e nella rapidità della lettura;
  • disgrafia: difficoltà nella realizzazione grafica, cioè nel gesto della scrittura;
  • disortografia: difficoltà nei processi linguistici di transcodifica, cioè nel trasformare i suoni in segni scritti in modo corretto;
  • discalculia: difficoltà negli automatismi del calcolo e nell'elaborazione dei numeri.

La legge precisa anche che questi disturbi possono presentarsi separatamente o insieme.

Cosa sappiamo dalla ricerca sulla dislessia

La dislessia è il DSA più studiato. Una rassegna pubblicata su The Lancet (Peterson e Pennington, 2012) la descrive come una condizione del neurosviluppo caratterizzata da un riconoscimento delle parole lento e poco accurato. Ecco alcuni punti chiave:

  • è stata descritta in tutte le culture studiate, con basi simili tra lingue diverse;
  • la spiegazione più convincente riguarda le abilità fonologiche, cioè la capacità di riconoscere e manipolare i suoni delle parole, anche se interagiscono con altri fattori;
  • contano sia fattori genetici sia l'ambiente, che si influenzano a vicenda.

In altre parole, la dislessia non dipende dalla scarsa volontà, né da un metodo di insegnamento "sbagliato" da solo. È un modo diverso in cui il cervello elabora la lingua scritta.

La linea guida italiana

Nel 2022 il Sistema Nazionale Linee Guida dell'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato l'aggiornamento della linea guida sulla gestione dei DSA. È stata elaborata da diverse società scientifiche, in collaborazione con associazioni di professionisti e di famiglie. Contiene 58 raccomandazioni cliniche e 27 raccomandazioni per la ricerca.

È rivolta soprattutto agli operatori sanitari, ma è utile anche a scuola e alle famiglie per capire come si arriva a una diagnosi e quali interventi sono stati studiati. Il fatto che ci siano raccomandazioni "per la ricerca" ci ricorda che su diversi aspetti le conoscenze sono ancora in evoluzione.

Chi fa la diagnosi

Questo è un punto che genera spesso confusione. Secondo l'articolo 3 della Legge 170, la diagnosi di DSA viene fatta nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Le regioni possono prevedere che venga effettuata anche da specialisti o strutture accreditate. È poi la famiglia a comunicarla alla scuola.

La scuola ha un altro compito: attivare interventi tempestivi per individuare i casi sospetti, avvisando le famiglie. La legge è chiara: l'esito di queste attività non costituisce una diagnosi. Se, nonostante attività di recupero mirate, le difficoltà persistono, la scuola lo comunica alla famiglia.

Quali segnali osservare

Ogni bambino ha i suoi tempi nell'imparare a leggere, scrivere e contare. Alcuni segnali, però, meritano attenzione se durano nel tempo nonostante esercizio e supporto:

  • lettura molto lenta e faticosa, con errori frequenti anche su parole note;
  • difficoltà a ricordare le corrispondenze tra suoni e lettere;
  • scrittura poco leggibile o molto faticosa;
  • tanti errori ortografici, anche su parole conosciute;
  • difficoltà persistenti a ricordare i fatti numerici o a eseguire i calcoli in modo automatico;
  • stanchezza, ansia o rifiuto davanti ai compiti scolastici.

Nessuno di questi segnali, da solo, basta per parlare di DSA. Se avete un dubbio, il primo passo è parlarne con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile, e confrontarvi con gli insegnanti.

Il ruolo della famiglia

La Legge 170 mette al centro la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi. Prevede inoltre che i familiari di studenti del primo ciclo di istruzione con DSA, impegnati ad aiutarli nelle attività scolastiche a casa, abbiano diritto a orari di lavoro flessibili, secondo i contratti collettivi.

Ma il ruolo più importante resta un altro: aiutare il bambino a capire che le sue difficoltà non dicono niente sul suo valore, e valorizzare ciò in cui riesce bene.

Il nostro ruolo a Bari

Pugliautismo è un centro educativo, non una struttura sanitaria: non facciamo diagnosi. Possiamo affiancare le famiglie e i ragazzi nel lavoro educativo, nell'organizzazione dello studio e nell'uso degli strumenti indicati dalla scuola, in dialogo con insegnanti e specialisti.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete parlarne con calma, potete fissare un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

Foto: Susan Holt Simpson (https://unsplash.com/@shs521) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

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