Quando arriva una crisi, cosa fare e cosa evitare nei momenti di sovraccarico

Foto di un angolo tranquillo nella cameretta, con un grande cuscino, una coperta, cuffie, una lampada dalla luce calda e un orsetto

Chi vive accanto a un bambino nello spettro autistico conosce quei momenti. All'improvviso, o così sembra, il bambino urla, piange, si butta a terra, si copre le orecchie, scappa o colpisce quello che ha intorno. Gli sguardi delle persone si fanno pesanti, le parole non arrivano, e il genitore si sente solo e impotente.

Questo articolo non ha la pretesa di offrire soluzioni magiche, perché non esistono. Vuole aiutare a capire cosa succede durante una crisi da sovraccarico, che in inglese viene chiamata meltdown, e a riconoscere cosa aiuta e cosa invece rischia di peggiorare le cose. Ogni bambino è diverso, e ogni famiglia trova con il tempo la sua strada.

Crisi o capriccio?

La differenza è importante. Un capriccio, in genere, ha uno scopo. Il bambino vuole qualcosa, protesta, e spesso controlla se l'adulto lo sta guardando. Quando ottiene quello che vuole, o capisce che non lo otterrà, di solito si calma.

Una crisi da sovraccarico è un'altra cosa. La National Autistic Society la descrive come una risposta intensa a una situazione travolgente, in cui la persona perde temporaneamente il controllo del proprio comportamento. Non è cattiveria e non è maleducazione. Il bambino non sta scegliendo di comportarsi così, e spesso non riesce a fermarsi neppure se lo vorrebbe.

Uno studio del 2023 pubblicato sulla rivista Autism ha raccolto le parole di trentadue adulti autistici che hanno descritto le proprie crisi. Molti raccontano di sentirsi sommersi da informazioni, sensazioni e stress emotivo, di provare rabbia, tristezza o paura fortissime, di avere difficoltà a pensare e a ricordare durante la crisi, e di sentirsi come se non fossero se stessi. Sono testimonianze di adulti, ma aiutano a immaginare cosa può provare un bambino che ancora non ha le parole per raccontarlo.

Cosa può scatenare una crisi

Raramente una crisi nasce dal nulla. Spesso è la goccia che fa traboccare un vaso già pieno. Rumori, luci, folla, odori, un cambio di programma, la stanchezza, la fame, una richiesta difficile, una frustrazione accumulata durante la giornata.

Le linee guida inglesi del NICE sul supporto ai bambini autistici invitano a considerare con attenzione diversi fattori che possono rendere più probabili i comportamenti difficili. Tra questi le difficoltà a capire le situazioni o a esprimere i propri bisogni, il dolore e i disturbi fisici, ad esempio intestinali, l'ansia, l'ambiente con le sue luci e i suoi rumori, i cambiamenti di routine e la mancanza di prevedibilità.

Il dolore merita un'attenzione particolare. Un mal di denti, un'otite, la stitichezza possono manifestarsi come irritabilità e crisi in un bambino che non riesce a dire dove gli fa male. Se le crisi aumentano all'improvviso, cambiano aspetto o compaiono insieme a segni di malessere, parlatene con il pediatra.

I segnali che arrivano prima

Molte crisi sono precedute da segnali di disagio. Il bambino può camminare avanti e indietro, fare sempre la stessa domanda, dondolarsi di più, coprirsi le orecchie, diventare improvvisamente immobile e silenzioso, oppure alzare la voce. La National Autistic Society ricorda che in questa fase c'è ancora spazio per prevenire, togliendo ciò che disturba, offrendo un oggetto che calma, cambiando attività o semplicemente restando tranquilli.

Con il tempo i genitori imparano a riconoscere i segnali del proprio figlio. Un piccolo diario aiuta molto. Annotate cosa è successo prima, durante e dopo ogni crisi, dove eravate, a che ora, cosa avevate fatto. Dopo qualche settimana possono emergere schemi che non si vedevano.

Durante la crisi

Disegno di un bambino di spalle avvolto in una coperta con le cuffie, in una stanza in penombra, con un adulto seduto con calma a poca distanza

Quando la crisi è in corso, la priorità è la sicurezza e la riduzione degli stimoli. Non è il momento di spiegare, insegnare o rimproverare, perché il bambino non è in condizione di ascoltare.

Parlate poco, con voce calma e frasi brevissime, oppure restate in silenzio. Abbassate le luci, spegnete la musica, allontanate le persone che guardano. Se siete fuori casa, accompagnate il bambino, se possibile, in un luogo più tranquillo. Dategli spazio e tempo, perché il recupero può richiedere più di quanto ci aspettiamo.

Allontanate gli oggetti con cui potrebbe farsi male. Evitate di trattenerlo con la forza, che di solito aumenta l'agitazione, a meno che non sia l'unico modo per evitare un pericolo immediato, come una strada trafficata. Non tutti i bambini vogliono essere toccati durante una crisi. Alcuni cercano un abbraccio forte, altri lo vivono come un'ulteriore invasione. Imparate, osservando, cosa vuole vostro figlio.

Un esempio concreto. Marco, un bambino immaginario, va in crisi nei negozi affollati. I genitori portano sempre con sé le sue cuffie e una piccola coperta. Quando vedono i primi segnali, lasciano il carrello e lo accompagnano in macchina, dove lui si avvolge nella coperta. Nessuno parla per qualche minuto. Poi, quando si è calmato, si decide insieme se tornare dentro o andare a casa.

Restate calmi anche voi, per quanto possibile. Respirate, ricordatevi che passerà. Gli sguardi degli altri possono pesare, ma in quel momento conta solo vostro figlio.

Cosa evitare

Alcune reazioni, del tutto comprensibili, rischiano di peggiorare le cose. Alzare la voce, fare molte domande, dare ordini in sequenza, minacciare punizioni, insistere perché il bambino guardi negli occhi o spieghi cosa c'è che non va. Evitate anche di affollare la scena, con più adulti che parlano insieme o si avvicinano.

Un'altra trappola è pensare che la crisi sia colpa vostra o del bambino. Non lo è. È un segnale che qualcosa nell'ambiente, nel corpo o nella giornata è diventato troppo.

Dopo la crisi

Disegno di un letto con una coperta gialla, un bicchiere d'acqua, un libro e un coniglietto di pezza, con la mano di un adulto appoggiata vicino alla mano di un bambino

Dopo una crisi il bambino è spesso esausto, a volte confuso o dispiaciuto. Ha bisogno di riposo, di acqua, di un luogo tranquillo e di un adulto vicino che non giudichi. Non è il momento delle spiegazioni. Quelle, se servono, possono arrivare più tardi, con calma, magari con immagini o una breve storia che racconta cosa è successo e cosa si può fare la prossima volta.

Prendetevi cura anche di voi. Le crisi sono faticose per tutta la famiglia, e anche i genitori hanno bisogno di recuperare. Trovate qualche spunto in Benessere dei genitori, prendersi cura di sé.

Prevenire, per quanto possibile

Non tutte le crisi si possono evitare, ed è importante saperlo per non sentirsi in colpa. Molte però si possono rendere meno frequenti o meno intense. Routine prevedibili, supporti visivi per spiegare i cambiamenti, pause programmate durante le giornate impegnative, un modo per dire basta o ho bisogno di una pausa, attenzione alle esigenze sensoriali. Approfondiamo il legame tra emozioni intense e preoccupazioni in Autismo e ansia, cosa sapere.

Quando chiedere aiuto

Rivolgetevi al pediatra o al neuropsichiatra infantile se le crisi sono molto frequenti, se il bambino si fa male o fa male ad altri, se le crisi cambiano all'improvviso o se sospettate dolore o malessere fisico. In caso di pericolo immediato per la sua sicurezza o per quella di altri, chiamate il 112. Chiedere aiuto non è una sconfitta, è un modo per proteggere vostro figlio e voi stessi.

In pratica

  1. Ricordate che una crisi da sovraccarico non è un capriccio e non è una scelta del bambino.
  2. Imparate i suoi segnali di disagio e intervenite presto, togliendo ciò che disturba o cambiando attività.
  3. Durante la crisi parlate poco, abbassate luci e suoni, allontanate chi guarda e date spazio e tempo.
  4. Mettete al sicuro l'ambiente ed evitate di trattenerlo con la forza, salvo un pericolo immediato.
  5. Dopo la crisi offrite riposo, acqua e vicinanza, e rimandate le spiegazioni.
  6. Tenete un diario di cosa succede prima, durante e dopo, per scoprire gli schemi.
  7. Parlate con il pediatra se le crisi aumentano, cambiano o se sospettate dolore.

Vieni a trovarci

Accompagnare un bambino nei momenti di sovraccarico richiede pazienza, osservazione e tanta gentilezza, anche verso se stessi. Se volete confrontarvi con il nostro staff su come leggere i segnali di vostro figlio e organizzare le giornate, il primo colloquio è gratuito e si svolge in sede, presso il nostro centro educativo a Bari. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

Foto: copertina fotorealistica e illustrazioni generate con IA per Pugliautismo, 30/10/2026 (licenza: Immagine generata con IA, uso libero)

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