App educative: come riconoscere quelle che aiutano davvero a imparare

La mano di un bambino disegna con una penna gialla su un tablet, su un tavolo di legno.

Basta aprire uno store per trovare migliaia di app con la parola "educativa" nella descrizione: colori, lettere, numeri, emozioni, giochi di logica. Per un genitore è difficile capire quali valgano davvero il tempo del proprio figlio. La ricerca può offrire qualche criterio utile.

Il problema: tante app, poche verifiche

Nel 2015 un gruppo di studiose della scienza dell'apprendimento (Hirsh-Pasek e colleghi) ha pubblicato un'ampia rassegna sulle app educative. Il punto di partenza era chiaro: le app definite "educative" sono moltissime, e in gran parte non sono regolamentate né testate. Non c'è il tempo né le risorse per valutare ognuna di esse prima che arrivi sul mercato.

Per questo le autrici hanno proposto un modo per giudicare il potenziale educativo di un'app, basato su decenni di ricerca su come imparano i bambini.

I quattro "pilastri" dell'apprendimento

Secondo Hirsh-Pasek e colleghi, un'app può dirsi davvero educativa quando favorisce un apprendimento che è:

  1. attivo: il bambino pensa, sceglie, ragiona, non si limita a toccare lo schermo per far succedere qualcosa;
  2. coinvolgente: lo tiene concentrato sul compito, senza distrazioni inutili come pubblicità, effetti continui o premi che interrompono il gioco;
  3. significativo: collega ciò che impara alla sua vita e alle sue esperienze;
  4. socialmente interattivo: favorisce lo scambio con altre persone, per esempio un adulto che gioca accanto e ne parla.

A questi si aggiunge un obiettivo di apprendimento chiaro: l'app deve sapere cosa vuole insegnare.

Cosa dicono gli studi

Una revisione sistematica pubblicata su Pediatrics (Griffith e colleghi, 2020) ha esaminato 35 studi controllati su app interattive per bambini piccoli. Ecco i risultati principali:

  • diversi studi hanno trovato un beneficio per le prime abilità scolastiche, in particolare per la matematica nei bambini con sviluppo tipico;
  • per le app che miravano a migliorare la comunicazione sociale nei bambini autistici, i ricercatori non hanno trovato prove di efficacia;
  • per molti studi il rischio di distorsione era poco chiaro, e gli studi erano molto diversi tra loro, quindi difficili da confrontare.

In sintesi: alcune app possono essere strumenti utili per certi apprendimenti, ma le prove sono ancora iniziali. Per gli obiettivi di comunicazione e relazione, al momento, nessuna app sostituisce l'interazione con le persone.

Una check-list per i genitori

Prima di scaricare un'app, provate a farvi queste domande:

  • Qual è l'obiettivo? L'app dice chiaramente cosa vuole insegnare?
  • Il bambino pensa o solo tocca? Deve fare scelte e risolvere problemi, o basta toccare a caso per ottenere un effetto?
  • Ci sono distrazioni? Pubblicità, acquisti nell'app, animazioni continue che non c'entrano con il compito?
  • Si collega alla vita reale? Quello che impara può ritrovarlo nella giornata, nei giochi, nei libri?
  • Si può usare insieme? Lascia spazio per commentare, fare a turno, parlarne?
  • Rispetta i suoi tempi? Permette di andare al proprio ritmo, senza fretta e senza suoni troppo forti?

Provate l'app voi per primi: è il modo migliore per capire se fa per vostro figlio.

Usarla insieme fa la differenza

Anche l'Accademia Americana di Pediatria, nel documento Media and Young Minds (2016), sottolinea l'importanza dell'uso condiviso dei media tra adulto e bambino. Un'app usata insieme, commentando, ridendo e collegando ciò che succede sullo schermo alla vita reale, diventa un'occasione di relazione oltre che di apprendimento.

E per i bambini autistici?

Alcune app possono essere utili come supporto visivo, per esempio per vedere in anticipo le attività della giornata, oppure come strumenti di comunicazione aumentativa, scelti insieme ai professionisti. Ne parliamo nell'articolo dedicato alla CAA. Per gli obiettivi sociali e comunicativi, però, la ricerca non ha ancora mostrato benefici delle app da sole.

Il nostro approccio

Al Centro Educativo Pugliautismo di Bari usiamo le tecnologie come strumenti, mai come sostituti della relazione. Quando proponiamo un'app, lo facciamo con un obiettivo educativo preciso, insieme a un adulto e dentro attività significative per il bambino.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete un confronto su come usare la tecnologia con vostro figlio, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

  • Hirsh-Pasek K., Zosh J. M., Golinkoff R. M., Gray J. H., Robb M. B., Kaufman J. (2015). Putting education in "educational" apps: lessons from the science of learning. Psychological Science in the Public Interest, 16(1), 3–34. https://doi.org/10.1177/1529100615569721
  • Griffith S. F., Hagan M. B., Heymann P., Heflin B. H., Bagner D. M. (2020). Apps As Learning Tools: A Systematic Review. Pediatrics, 145(1), e20191579. https://doi.org/10.1542/peds.2019-1579
  • American Academy of Pediatrics, Council on Communications and Media (2016). Media and Young Minds. Pediatrics, 138(5), e20162591. https://doi.org/10.1542/peds.2016-2591

Foto: Shawn Rain (https://unsplash.com/@shawn_rain) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

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