L'immagine più diffusa dell'ADHD è quella di un bambino che si alza continuamente dal banco, interrompe, corre ovunque. È un'immagine reale, ma non racconta tutto. Molte ragazze con ADHD non disturbano la classe: si perdono nei propri pensieri, dimenticano le cose, faticano a organizzarsi, e spesso nessuno se ne accorge per molto tempo.
Cosa dice la ricerca
Nel 2002 uno studioso (Gershon, 2002) ha pubblicato sul Journal of Attention Disorders una meta-analisi dedicata alle differenze tra maschi e femmine nell'ADHD. L'obiettivo era confermare ed estendere i risultati di una meta-analisi precedente.
Confrontando ragazze e ragazzi con ADHD, i risultati indicano che le ragazze, in media:
- avevano punteggi più bassi per iperattività, disattenzione e impulsività;
- avevano punteggi più bassi anche per le difficoltà "esterne", cioè quelle più visibili agli altri, come l'agitazione o l'opposizione;
- presentavano invece più difficoltà "interne", come ansia, tristezza o ritiro;
- mostravano in media maggiori difficoltà nelle prove intellettive.
L'autore osserva che questi risultati sono in generale in accordo con la meta-analisi precedente, e discute le implicazioni per la pratica clinica e per la ricerca futura.
Perché questo conta
A nostro giudizio, il punto più importante per i genitori e gli insegnanti è questo: se le difficoltà sono meno visibili, è più facile che passino inosservate.
Una ragazza che si distrae in silenzio, che sembra "sulle nuvole", che fatica a finire i compiti ma non disturba, può essere descritta come pigra, svogliata o disordinata. E se le difficoltà interne, come l'ansia, sono più frequenti, possono diventare l'aspetto più evidente e far passare in secondo piano il resto.
Alcuni segnali da osservare
Ogni ragazza è diversa e nessun elenco può sostituire una valutazione. A nostro giudizio, però, alcuni segnali meritano attenzione, soprattutto se compaiono insieme e durano nel tempo:
- distrarsi spesso, anche quando l'argomento interessa;
- perdere o dimenticare materiali, compiti, appuntamenti;
- fare fatica a organizzarsi e a iniziare un compito lungo;
- impiegare molto più tempo dei compagni per fare i compiti;
- parlare molto o interrompere, anche senza agitazione fisica;
- sentirsi spesso "diversa", inadeguata o in ansia per la scuola;
- grande impegno per sembrare ordinata e attenta, con molta stanchezza alla fine della giornata.
Cosa possono fare i genitori
- Osservare senza etichettare. Annotate quando e dove compaiono le difficoltà: a casa, a scuola, nello sport.
- Ascoltare come si sente. Chiedete a vostra figlia cosa trova difficile e cosa la aiuta. Spesso le ragazze sanno descrivere molto bene la propria fatica.
- Parlare con la scuola. Gli insegnanti vedono vostra figlia in situazioni diverse e possono offrire osservazioni preziose.
- Valorizzare i punti di forza. Creatività, sensibilità, entusiasmo: riconoscerli protegge l'autostima.
- Aiutare l'organizzazione. Agende, liste, promemoria visivi e routine semplici possono alleggerire la giornata.
Cosa possono fare gli insegnanti
- Ricordare che l'ADHD non è solo iperattività.
- Fare attenzione alle alunne molto silenziose che faticano a portare a termine il lavoro.
- Proporre istruzioni brevi e chiare, magari anche scritte.
- Dividere i compiti lunghi in passaggi più piccoli.
- Confrontarsi con la famiglia in modo collaborativo.
Un limite da conoscere
La meta-analisi ha qualche anno e, come spiega l'autore, ha usato criteri di inclusione volutamente ampi, per raccogliere più studi possibile. Nel tempo la ricerca ha continuato a studiare queste differenze. Il messaggio di fondo resta però utile: guardare oltre lo stereotipo.
Quando chiedere un parere
Se riconoscete in vostra figlia alcune di queste difficoltà e vi preoccupano, parlatene con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile. Solo una valutazione specialistica può dire se si tratta di ADHD o di altro.
Un invito
Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi su come sostenere l'organizzazione e lo studio di vostra figlia, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Gershon J. (2002). A Meta-Analytic Review of Gender Differences in ADHD. Journal of Attention Disorders, 5(3), 143–154. https://doi.org/10.1177/108705470200500302
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