Molti genitori di bambini con ADHD lo notano: dopo una corsa al parco o un pomeriggio di gioco all'aperto, qualcosa sembra cambiare. Il bambino è più tranquillo, più disponibile, a volte più concentrato. È solo un'impressione o la ricerca dice qualcosa di simile?
In questo articolo vediamo cosa mostrano gli studi sull'attività fisica nell'ADHD, con i loro limiti, e qualche idea pratica per la vita di tutti i giorni.
Cosa dice una meta-analisi
Un gruppo di ricercatori spagnoli (Cerrillo-Urbina e colleghi, 2015) ha raccolto gli studi randomizzati controllati sull'esercizio fisico in bambini e ragazzi con ADHD. Gli studi randomizzati sono quelli in cui i partecipanti vengono assegnati a caso a un gruppo o a un altro: è uno dei modi più affidabili per capire se un intervento ha un effetto.
Gli studi che rispettavano i criteri erano 8, con 249 partecipanti in tutto. I ricercatori li hanno divisi in due gruppi:
- programmi di attività aerobica, come corsa, giochi di movimento, bicicletta;
- programmi di yoga.
Per l'attività aerobica, l'analisi suggerisce effetti da moderati a grandi su:
- attenzione;
- iperattività e impulsività;
- ansia;
- funzioni esecutive, cioè le abilità che servono per pianificare, ricordare e controllare le proprie azioni;
- difficoltà nelle relazioni sociali.
Per lo yoga, gli autori parlano di un possibile miglioramento dei sintomi principali dell'ADHD, con prove più limitate.
I limiti da conoscere
Questi risultati sono incoraggianti, ma vanno letti con prudenza:
- gli studi erano pochi e con pochi partecipanti;
- gli effetti osservati riguardano soprattutto programmi di breve durata;
- i programmi erano molto diversi tra loro per tipo, durata e frequenza.
In sintesi: la ricerca suggerisce che il movimento può aiutare, ma non sappiamo ancora con precisione quale tipo di attività, per quanto tempo e per quali bambini funzioni meglio. Il movimento non sostituisce la valutazione e le indicazioni dello specialista, ma può far parte di uno stile di vita che sostiene il bambino.
Perché il movimento può aiutare
Gli studi non spiegano fino in fondo il perché. Sappiamo però che l'attività fisica fa bene al corpo e all'umore di tutti i bambini. Inoltre, per un bambino che fatica a stare fermo, avere momenti in cui il movimento è permesso e anzi benvenuto può rendere la giornata più serena.
C'è anche un aspetto relazionale. Giocare insieme, correre, ballare sono occasioni per stare bene con gli altri, sentirsi capaci e divertirsi. Per un bambino che riceve spesso richiami, questi momenti contano molto.
Idee per la vita di ogni giorno
- Movimento prima dei compiti. Una passeggiata veloce, qualche salto, un giro in bicicletta prima di sedersi alla scrivania.
- Pause attive. Durante i compiti, brevi pause in cui alzarsi, portare un oggetto in un'altra stanza, fare qualche esercizio.
- Gioco all'aperto ogni giorno, quando possibile: parco, cortile, spiaggia.
- Uno sport scelto da lui. Conta che il bambino si diverta: nuoto, danza, arti marziali, calcio, arrampicata. Se l'attività piace, è più facile che duri nel tempo.
- Movimento in famiglia. Una gita a piedi, una partita insieme, una danza in cucina: il movimento diventa anche tempo di relazione.
- A scuola. Si può parlare con gli insegnanti di piccoli momenti di movimento in classe, come distribuire i fogli o fare una breve pausa attiva.
Prima di iniziare
Per scegliere l'attività più adatta, soprattutto se ci sono altre condizioni di salute, parlatene con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile. Saranno loro a indicarvi anche il percorso più adatto per vostro figlio nel suo insieme.
Un invito
Al Centro Educativo Pugliautismo di Bari il movimento e il gioco fanno parte della giornata educativa. Se volete conoscerci, trovate le informazioni su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Cerrillo-Urbina A. J., García-Hermoso A., Sánchez-López M., Pardo-Guijarro M. J., Santos Gómez J. L., Martínez-Vizcaíno V. (2015). The effects of physical exercise in children with attention deficit hyperactivity disorder: a systematic review and meta-analysis of randomized control trials. Child: Care, Health and Development, 41(6), 779–788. https://doi.org/10.1111/cch.12255
Foto: Maksym Kaharlytskyi (https://unsplash.com/@qwitka) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)



