"È solo un bambino vivace." "Basterebbe più disciplina." "È una moda degli ultimi anni." Se vostro figlio ha ricevuto una diagnosi di ADHD, o se avete dei dubbi, probabilmente avete sentito frasi come queste. Fanno male, e soprattutto non corrispondono a ciò che la ricerca ha accumulato in decenni di studi.
Che cos'è l'ADHD
ADHD è la sigla inglese di Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, in italiano disturbo da deficit di attenzione/iperattività. È una condizione del neurosviluppo che riguarda soprattutto tre aspetti:
- l'attenzione, cioè la difficoltà a mantenere la concentrazione, a organizzarsi, a portare a termine i compiti;
- l'iperattività, cioè il bisogno di muoversi molto, anche quando il contesto richiede di stare fermi;
- l'impulsività, cioè la difficoltà ad aspettare il proprio turno o a fermarsi prima di agire.
Non tutte le persone con ADHD hanno le stesse caratteristiche: in alcune prevale la disattenzione, in altre l'iperattività e l'impulsività, in altre ancora sono presenti entrambe.
Il consenso internazionale: 208 conclusioni
Nel 2021 un gruppo di 80 ricercatori di diversi paesi ha pubblicato un documento di consenso promosso dalla World Federation of ADHD (Faraone e colleghi, 2021). Gli autori hanno raccolto 208 conclusioni basate su grandi studi o su meta-analisi. Lo scopo dichiarato è proprio contrastare le idee sbagliate e lo stigma che circondano l'ADHD.
Tra i messaggi principali del documento:
- l'ADHD è stata documentata in studi condotti in tutti i continenti: non è un'invenzione recente né un fenomeno di un solo paese;
- nella maggior parte dei casi nasce dall'accumularsi di molti fattori di rischio genetici e ambientali, ciascuno con un effetto molto piccolo, raramente da un'unica causa: ricondurla semplicemente a un'educazione "sbagliata" non corrisponde a questo quadro;
- può avere effetti importanti sulla vita scolastica, sociale e familiare, ed è quindi giusto prenderla sul serio;
- esistono interventi i cui benefici sono stati studiati, da scegliere con i professionisti sanitari.
Un documento di consenso non risponde a tutte le domande. Riassume però ciò su cui la comunità scientifica concorda di più, ed è un buon antidoto alle semplificazioni.
Le linee guida: informazione e sostegno
Anche le linee guida sanitarie insistono su un punto: le persone con ADHD e le loro famiglie hanno bisogno di informazioni chiare e di sostegno. La linea guida inglese del NICE (NG87) dedica una parte specifica all'informazione e al supporto. Ricorda inoltre che la diagnosi deve essere fatta da professionisti specializzati, sulla base di una valutazione completa.
In Italia il riferimento per la valutazione è il neuropsichiatra infantile. Se avete dubbi sull'attenzione, sull'agitazione o sull'impulsività di vostro figlio, il primo passo è parlarne con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile. Saranno loro a valutare se servono approfondimenti.
ADHD e autismo possono coesistere
Molte famiglie che si rivolgono a un centro educativo per l'autismo si chiedono se le difficoltà di attenzione del figlio facciano parte dello stesso quadro. Una meta-analisi pubblicata su Lancet Psychiatry (Lai e colleghi, 2019) ha stimato che, tra le persone autistiche, circa il 28% riceve anche una diagnosi di ADHD. Gli autori avvertono che le stime variano molto da studio a studio. Il messaggio pratico è semplice: se notate difficoltà di attenzione importanti, è utile segnalarle allo specialista.
Tre luoghi comuni da lasciare andare
"È colpa dei genitori." Il consenso internazionale descrive tutt'altro: un insieme di molti fattori genetici e ambientali che si sommano, non una questione di disciplina. Il modo in cui l'ambiente risponde può però rendere la vita quotidiana più o meno faticosa, ed è lì che famiglia e scuola possono fare molto.
"Se si concentra sui videogiochi, non ha l'ADHD." Molti bambini con ADHD riescono a concentrarsi a lungo su attività molto interessanti o con risposte immediate. La difficoltà emerge soprattutto nei compiti lunghi, ripetitivi o poco motivanti.
"Basta impegnarsi di più." Rimproveri e punizioni frequenti tendono a far crescere frustrazione e senso di inadeguatezza. Aiutano di più regole chiare, ambienti organizzati e riconoscimento dei progressi.
Cosa possono fare famiglia e scuola
Senza sostituirsi ai professionisti sanitari, ci sono attenzioni che aiutano molti bambini:
- routine prevedibili e istruzioni brevi, una alla volta;
- compiti suddivisi in parti più piccole, con pause per muoversi;
- riconoscimento esplicito di ciò che va bene, non solo di ciò che non va;
- un dialogo costante tra casa e scuola.
Ne parliamo più nel dettaglio nell'articolo dedicato all'ADHD tra casa e scuola.
Il nostro ruolo
Pugliautismo è un centro educativo di Bari, non una struttura sanitaria: non facciamo diagnosi e non diamo indicazioni mediche. Possiamo affiancare le famiglie nel lavoro educativo quotidiano, in collaborazione con gli specialisti che seguono il bambino e con la scuola.
Parliamone
Se vivete a Bari o in provincia e volete capire come organizzare meglio le giornate con vostro figlio, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate i riferimenti su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Faraone S. V., Banaschewski T., Coghill D., Zheng Y., Biederman J., Bellgrove M. A., et al. (2021). The World Federation of ADHD International Consensus Statement: 208 Evidence-based conclusions about the disorder. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 128, 789–818. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2021.01.022
- National Institute for Health and Care Excellence – NICE (2018). Attention deficit hyperactivity disorder: diagnosis and management (NG87). https://www.nice.org.uk/guidance/ng87
- Lai M.-C., Kassee C., Besney R., Bonato S., Hull L., Mandy W., Szatmari P., Ameis S. H. (2019). Prevalence of co-occurring mental health diagnoses in the autism population: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Psychiatry, 6(10), 819–829. https://doi.org/10.1016/S2215-0366(19)30289-5
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