ADHD tra casa e scuola: cosa dice la ricerca sul lavoro educativo

Due bambine viste di spalle con gli zaini di scuola, immerse nel verde.

Per molti bambini con ADHD la giornata è piena di richieste difficili: stare seduti, aspettare, ricordare le consegne, finire un compito lungo. Per i genitori e gli insegnanti la domanda è sempre la stessa: che cosa possiamo fare, concretamente, per aiutarli?

In questo articolo raccogliamo ciò che dicono alcune grandi revisioni scientifiche sugli interventi non farmacologici, cioè educativi e psicologici, a casa e a scuola. Le decisioni su eventuali farmaci spettano invece al neuropsichiatra infantile, e non sono il tema di questo articolo.

Una premessa importante: chi valuta i risultati

Quando si studiano gli interventi educativi, spesso sono i genitori o gli insegnanti coinvolti a giudicare se il bambino è migliorato. È un punto di vista prezioso. Chi partecipa all'intervento, però, può essere influenzato, anche senza volerlo, dalle proprie aspettative.

Per questo i ricercatori cercano anche valutazioni "in cieco", fatte da osservatori che non sanno quale bambino abbia ricevuto l'intervento. Questa distinzione cambia parecchio il quadro.

Cosa mostrano le revisioni

Programmi per i genitori e la famiglia. Una revisione del gruppo europeo per le linee guida sull'ADHD (Sonuga-Barke e colleghi, 2013) ha osservato che, considerando solo le valutazioni probabilmente in cieco, gli effetti degli interventi psicologici sui sintomi principali dell'ADHD non erano più significativi.

Un'analisi successiva dello stesso gruppo (Daley e colleghi, 2014) ha riunito 32 studi randomizzati e ha guardato a esiti più ampi. Con le valutazioni probabilmente in cieco, gli effetti positivi restavano su due aspetti: la qualità delle pratiche educative dei genitori e i problemi di comportamento del bambino. Non c'erano invece prove "in cieco" di una riduzione dei sintomi di ADHD in senso stretto, né di un miglioramento del benessere psicologico dei genitori.

In parole semplici: questi interventi possono rendere la relazione e la gestione quotidiana più serene, anche se non "cancellano" l'ADHD.

Interventi a scuola. Una revisione molto ampia finanziata dal servizio sanitario inglese (Richardson e colleghi, 2015) ha esaminato 54 studi controllati sugli interventi a scuola. Negli studi randomizzati analizzati insieme sono emersi effetti positivi su diversi aspetti dei sintomi e del rendimento scolastico, ma con risultati molto diversi da uno studio all'altro. Non è stato possibile capire quali caratteristiche rendessero un intervento più efficace. Tra gli strumenti studiati, la scheda giornaliera condivisa tra scuola e casa era l'unico che riceveva in modo costante giudizi positivi dagli insegnanti.

Il peso del contesto. La sintesi complessiva dello stesso gruppo (Moore e colleghi, 2019) ha riunito 138 studi, anche qualitativi. Ne emerge un messaggio forte: l'efficacia degli interventi dipende molto dalle relazioni del bambino con insegnanti e compagni, da come gli adulti interpretano i suoi comportamenti e dallo stigma. Le revisioni ricordano anche i loro limiti: la qualità di alcuni studi è bassa e servono ricerche più rigorose.

Cosa portarsi a casa

Le prove non indicano una ricetta unica, ma suggeriscono alcune direzioni ragionevoli.

Curare la relazione prima della regola

Un bambino che si sente visto e apprezzato collabora più volentieri. Cercate ogni giorno momenti brevi di attenzione positiva, senza richieste: un gioco, una chiacchierata, un complimento sincero.

Istruzioni brevi e chiare

Una consegna alla volta, detta guardandosi negli occhi e magari accompagnata da un'immagine o da una lista. "Metti le scarpe" funziona meglio di "preparati che usciamo, e non dimenticare niente".

Spezzare i compiti

Un compito lungo può sembrare una montagna. Dividerlo in parti più piccole, con una pausa per muoversi tra una parte e l'altra, rende più facile cominciare e arrivare in fondo.

Riconoscere ciò che va bene

È facile notare solo ciò che non funziona. Provate a dire ad alta voce anche i piccoli successi: "Hai iniziato da solo, bravo!".

Un ponte tra casa e scuola

Una scheda giornaliera semplice, concordata con gli insegnanti, con pochi obiettivi chiari e un riscontro a fine giornata, può aiutare tutti a parlarsi con lo stesso linguaggio. Sceglietela insieme alla scuola e adattatela al bambino.

Combattere lo stigma

Parlare dell'ADHD in modo corretto, con il bambino e con chi gli sta intorno, aiuta a vedere i comportamenti per quello che sono, e non come "cattiveria" o pigrizia.

E i genitori?

La ricerca indica che, da soli, gli interventi sulle pratiche educative non migliorano necessariamente il benessere dei genitori. È un buon motivo per prendersi cura anche di sé: chiedere aiuto, condividere il carico, ritagliarsi spazi di riposo.

Il nostro ruolo a Bari

Pugliautismo è un centro educativo, non una struttura sanitaria. Possiamo affiancare la famiglia nel lavoro educativo quotidiano, nell'organizzazione delle giornate e nel dialogo con la scuola, in collaborazione con gli specialisti che seguono il bambino.

Un invito

Se vivete a Bari o in provincia e volete confrontarvi su come rendere più serene le giornate a casa e a scuola, contattateci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.

Fonti

  • Sonuga-Barke E. J., Brandeis D., Cortese S., Daley D., Ferrin M., Holtmann M., et al.; European ADHD Guidelines Group (2013). Nonpharmacological interventions for ADHD: systematic review and meta-analyses of randomized controlled trials of dietary and psychological treatments. American Journal of Psychiatry, 170(3), 275–289. https://doi.org/10.1176/appi.ajp.2012.12070991
  • Daley D., van der Oord S., Ferrin M., Danckaerts M., Doepfner M., Cortese S., Sonuga-Barke E. J.; European ADHD Guidelines Group (2014). Behavioral interventions in attention-deficit/hyperactivity disorder: a meta-analysis of randomized controlled trials across multiple outcome domains. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 53(8), 835–847. https://doi.org/10.1016/j.jaac.2014.05.013
  • Richardson M., Moore D. A., Gwernan-Jones R., Thompson-Coon J., Ukoumunne O., Rogers M., et al. (2015). Non-pharmacological interventions for attention-deficit/hyperactivity disorder (ADHD) delivered in school settings: systematic reviews of quantitative and qualitative research. Health Technology Assessment, 19(45), 1–470. https://doi.org/10.3310/hta19450
  • Moore D. A., Richardson M., Gwernan-Jones R., Thompson-Coon J., Stein K., Rogers M., Garside R., Logan S., Ford T. J. (2019). Non-Pharmacological Interventions for ADHD in School Settings: An Overarching Synthesis of Systematic Reviews. Journal of Attention Disorders, 23(3), 220–233. https://doi.org/10.1177/1087054715573994

Foto: STONES and BONES (https://unsplash.com/@stones_and_bones) / unsplash.com (licenza: Unsplash License (uso gratuito anche commerciale, attribuzione non obbligatoria) https://unsplash.com/license)

← Tutti gli articoli del Journal