Una scatola diventa un'astronave, un cucchiaio diventa un microfono, il divano diventa una nave in mezzo al mare. Il gioco di finzione, o gioco simbolico, è una delle attività più tipiche dell'infanzia. Spesso si legge che è "fondamentale" per il linguaggio, la creatività, le abilità sociali. Ma cosa dicono davvero gli studi?
Una revisione che invita alla prudenza
Nel 2013 un gruppo di ricercatori (Lillard e colleghi, 2013) ha pubblicato su Psychological Bulletin un'ampia revisione delle prove sul gioco di finzione.
Gli autori hanno confrontato tre possibili spiegazioni:
- il gioco di finzione è indispensabile per lo sviluppo, cioè ha un ruolo causale unico;
- è una delle tante strade che portano agli stessi risultati;
- è un effetto collaterale di altri fattori: le caratteristiche del bambino, degli adulti e dell'ambiente che accompagnano il gioco sarebbero le vere cause dei benefici.
Cosa hanno trovato
Le conclusioni cambiano a seconda dell'area di sviluppo.
- Linguaggio, racconto e regolazione delle emozioni: le ricerche disponibili sono compatibili con tutte e tre le spiegazioni, ma non bastano per decidere.
- Funzioni esecutive e abilità sociali: le prove vanno contro l'idea che il gioco di finzione sia indispensabile, ma non permettono di scegliere tra le altre due spiegazioni.
- Ragionamento: le prove indicano che ci sono altre strade per arrivare agli stessi risultati.
- Risoluzione di problemi: non ci sono prove convincenti di un collegamento.
- Creatività, intelligenza e teoria della mente: i risultati sono incoerenti, e alcuni studi ben condotti suggeriscono che contino soprattutto le caratteristiche del bambino, degli adulti e dell'ambiente.
Il messaggio finale degli autori è che le prove esistenti non sostengono affermazioni forti sull'importanza unica del gioco di finzione e che servono ricerche migliori.
Allora non serve?
No, la revisione non dice questo. Dice che non abbiamo prove sufficienti per affermare che il gioco di finzione sia "indispensabile" o che, da solo, produca certi risultati. E sottolinea il ruolo degli adulti e dell'ambiente.
A nostro giudizio, questa è una lettura preziosa per le famiglie: il gioco di finzione non va trasformato in un esercizio obbligatorio, ma può restare uno spazio di piacere, relazione e scoperta. E la qualità della presenza dell'adulto conta molto.
E per i bambini neurodivergenti?
Per alcuni bambini autistici il gioco di finzione può essere meno spontaneo, o prendere forme diverse: per esempio ripetere scene di un cartone, mettere in fila i personaggi, ricostruire sempre la stessa storia. Non c'è un modo "giusto" di giocare. Partire dagli interessi del bambino e dai suoi modi di giocare è, a nostro giudizio, il punto di partenza più rispettoso.
Idee per giocare insieme
- Seguite il bambino. Osservate cosa lo interessa e unitevi al suo gioco, senza dirigerlo.
- Aggiungete un piccolo elemento. Se fa correre una macchinina, potete farne arrivare un'altra e dire "Anche io vado al mare!".
- Usate oggetti di tutti i giorni. Pentole, scatole, stoffe, mollette: materiali semplici lasciano spazio all'immaginazione.
- Giocate con le storie che conosce. I personaggi preferiti possono diventare protagonisti di nuove avventure.
- Raccontate ad alta voce. Commentare quello che succede nel gioco aiuta a costruire un racconto insieme.
- Non abbiate fretta. Se il bambino non vuole fare finta, va bene: il gioco deve restare un piacere.
- Portate il gioco fuori. Un parco, un giardino, la spiaggia offrono rametti, sassi e foglie da trasformare in ciò che si vuole.
Il valore del tempo condiviso
A nostro giudizio, al di là dei risultati misurabili, il tempo passato a giocare insieme ha un valore in sé: è un momento di vicinanza, di risate, di scoperta reciproca. Non serve che sia "utile" per essere importante.
Se notate che vostro figlio non gioca, o gioca in modo molto ripetitivo e vi preoccupa, parlatene con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile.
Un invito
Se vivete a Bari o in provincia e volete scoprire come il gioco può diventare parte del percorso educativo di vostro figlio, potete contattarci per un colloquio conoscitivo. Trovate tutte le informazioni su www.pugliautismo.it.
Fonti
- Lillard A. S., Lerner M. D., Hopkins E. J., Dore R. A., Smith E. D., Palmquist C. M. (2013). The impact of pretend play on children's development: A review of the evidence. Psychological Bulletin, 139(1), 1–34. https://doi.org/10.1037/a0029321
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