CUS Bari, bambina esclusa dalla piscina per un certificato scaduto da 7 giorni: l'empatia che non c'è

Piscina coperta vuota a sei corsie con pareti azzurre e blocchi di partenza, senza persone

Sabato 31 ottobre 2026, al CUS di Bari, una bambina, Rea Silvia, aveva in programma una sessione di nuoto organizzata da una società esterna. Era pronta, con la borsa, il costume e quella voglia di acqua che i bambini portano addosso come una promessa. All'ingresso dell'impianto però è stata fermata e non l'hanno fatta entrare, perché il certificato medico di idoneità sportiva era scaduto da sette giorni.

Sette giorni, e un motivo che nessuno ha voluto ascoltare

Il certificato non era scaduto per dimenticanza: la famiglia aveva motivi seri, che riguardano solo lei e che qui non raccontiamo.

Cosa è successo
DataSabato 31 ottobre 2026
LuogoCUS di Bari, piscina
AttivitàSessione di nuoto organizzata da una società esterna
Motivo del mancato accessoCertificato medico di idoneità sportiva scaduto
Da quanto era scaduto7 giorni
Perché non era stato rinnovatoMotivi personali della famiglia

Cosa prova un bambino quando la porta si chiude all'ultimo momento

Per molti bambini, e in modo particolare per i bambini neurodivergenti, un'attività non comincia all'ingresso della piscina. Comincia molto prima, a casa, quando si prepara la borsa, si ripete il percorso, si immagina l'acqua, il rumore, i volti conosciuti. Sapere dove si va e che cosa succederà è ciò che rende il mondo prevedibile, e quindi sicuro. È su quella prevedibilità che un bambino costruisce il coraggio di affrontare un ambiente pieno di stimoli.

Quando all'ultimo momento qualcuno dice "non puoi entrare", non si interrompe soltanto una lezione di nuoto. Si rompe tutta la sequenza che il bambino aveva costruito dentro di sé. Per un bambino neurodivergente un cambiamento improvviso e non spiegato può essere vissuto come un vero crollo: confusione, frustrazione, a volte una crisi difficile da contenere, e la sensazione di aver sbagliato qualcosa senza capire che cosa. E spesso quel ricordo resta legato al luogo, così che la volta successiva tornare lì diventa più difficile.

Per questo, con questi bambini, il modo in cui si dice un no conta quanto il no stesso. Anticipare, spiegare con calma, offrire un'alternativa o anche solo qualche minuto per elaborare può fare la differenza tra una delusione che passa e una ferita che resta.

Anche la ricerca va in questa direzione. Uno studio dell'Università di Newcastle, pubblicato sul Journal of Autism and Developmental Disorders, ha osservato che nei bambini e nei ragazzi nello spettro autistico l'ansia è legata in modo significativo all'intolleranza dell'incertezza, cioè alla fatica di sopportare ciò che è imprevisto o di cui non si sa come andrà a finire (Boulter e colleghi, 2014). Per molti di loro, sapere in anticipo che cosa succederà non è un capriccio, è un bisogno.

Le regole senza empatia diventano un muro

Le regole esistono per proteggere, e nessuno chiede di ignorarle. Il certificato è previsto dalle norme sulla tutela sanitaria dell'attività sportiva: il punto non è la regola, ma come è stato gestito il caso. Ma una regola applicata senza guardare chi si ha davanti smette di proteggere e comincia a ferire. Bastava poco: una domanda, un sorriso, una telefonata alla famiglia, un "vediamo insieme come fare". Bastava riconoscere che dietro quel foglio scaduto c'era una bambina, e una famiglia che stava già facendo del suo meglio.

Un impianto sportivo universitario come il CUS di Bari, che accoglie ogni settimana tanti bambini e ragazzi, dovrebbe essere il primo luogo in cui si pratica l'inclusione, non quello in cui una bambina torna a casa con il costume asciutto.

Lo sport per i bambini a Bari ha bisogno di più umanità

L'empatia non è un sentimento vago, è una competenza. È la capacità di fermarsi un istante e chiedersi che cosa sta vivendo l'altro. Per un bambino, e ancora di più per un bambino fragile, quell'istante fa la differenza tra sentirsi accolto e sentirsi respinto. I bambini non ricordano il regolamento. Ricordano come li abbiamo fatti sentire.

Ogni giorno chiediamo ai bambini di imparare a capire le emozioni degli altri. Forse dovremmo chiederlo prima a noi adulti: a chi lavora con l'infanzia, nello sport, nella scuola, negli uffici. L'inclusione non si misura nei cartelli all'ingresso, ma nel modo in cui apriamo, o chiudiamo, una porta.

Cosa può fare una famiglia se succede

  • Chiedere di parlare con un responsabile dell'impianto e spiegare la situazione.
  • Chiedere se è possibile recuperare la lezione persa dopo aver rinnovato il certificato.
  • Prenotare subito la visita per il rinnovo e conservare la documentazione sanitaria che spiega il ritardo.

Se il CUS di Bari vuole dare la sua versione dei fatti, la pubblicheremo.

A Pugliautismo la relazione viene prima di tutto

Prima delle procedure, prima dei moduli, prima delle scadenze. Le regole contano, ma contano di più le persone a cui si applicano. Per questo accompagniamo ogni bambino e ogni famiglia con ascolto e attenzione, a Bari e in tutta la provincia.

Il primo colloquio con le famiglie è gratuito e si svolge nella nostra sede a Bari. Scopri di più su www.pugliautismo.it.

Fonti

  • Boulter C., Freeston M., South M., Rodgers J. (School of Psychology, Newcastle University), "Intolerance of uncertainty as a framework for understanding anxiety in children and adolescents with autism spectrum disorders", Journal of Autism and Developmental Disorders, 2014, 44(6): 1391-1402, doi 10.1007/s10803-013-2001-x, PubMed 24272526.

Immagine illustrativa creata dalla redazione di Pugliautismo: non ritrae il luogo dei fatti.

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